Il Merlo Curioso. Diario di viaggio: Parigi (6a parte). Jardins des Tuileries, Musée du Louvre, Notre-Dame de Paris.

6° GIORNO.

Sedie vuote in giardino, Amore e Psiche e le campane di Quasimodo.

Se sei alla ricerca di un luogo a Parigi dove rilassarti e passeggiare con calma vestendo i panni di un autentico flâneur, les Jardins des Tuileries sono la tua meta ideale.

Jardins des Tuileries (2)
Jardins des Tuileries © foto di Elena Palombo

A me piace molto percorrerli al mattino presto, come sto facendo oggi, tra pochi passanti che li attraversano frettolosi e i giardinieri già all’opera, ma quello che più adoro sono le sedie. Eh già, perché accanto alle fontane e alle aiuole ben tenute non ci sono le classiche panchine da parco cittadino, ma delle vere e proprie sedie, da spostare a piacimento inseguendo il sole (o l’ombra, a seconda della stagione) come in un accogliente giardino di casa.

Jardins des Tuileries
Jardins des Tuileries © foto di Elena Palombo

Creato da Caterina De Medici nel 1564, in origine era effettivamente un giardino privato, ma come tanti altri luoghi parigini nel corso degli anni ha di volta in volta cambiato “destinazione d’uso”.

Abbandonato e poi riportato più volte a nuova vita dai monarchi che si sono susseguiti, il giardino viene aperto al pubblico per la prima volta nel 1667, su gentile richiesta di Charles Perrault, l’autore de La bella addormentata nel bosco (anche se bisogna dire che “mendicanti, lacché e soldati” vennero esclusi).

Jardins des Tuileries
Dans les Jardins des Tuileries © foto Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Un pubblico decisamente più variegato comincia ad affollare i jardins a partire dalla seconda metà del 1700 quando, in occasione dei festeggiamenti per San Luigi, concerti e fuochi d’artificio fanno del parco un palcoscenico incantato; nel dicembre del 1783 persino un pallone aerostatico fa la sua comparsa proprio qui, dove ora mi trovo, e insieme a lui anche le prime sedie (che potevano essere noleggiate a poco prezzo da chi poteva permetterselo) e qualche banchetto che offriva ai passanti i precursori dell’odierno street food.

Dopo pochi anni però tutto cambia in modo repentino. Il 18 settembre 1791 alla famiglia reale viene concessa la sua ultima passeggiata nel parco: è la sera in cui, nei bei viali addobbati da una moltitudine di lanterne, viene festeggiata la nuova Costituzione, prima che diventino teatro dei cruenti avvenimenti che tutti conosciamo.

Dopo la Rivoluzione Francese i giardini, rinominati Jardin National, subiscono varie modifiche estetiche (in particolare ad opera di Napoleone), ma è solo tra il XIX e il XX secolo che diventano ciò che oggi sono per i parigini: un luogo ideale per passeggiare guardando le esibizioni degli artisti di strada, rilassarsi con i bambini godendosi uno spettacolo di marionette o incontrare un amico per fare due chiacchiere lasciando a distanza di sicurezza le trafficate (anche allora) vie limitrofe.

Edward-Manet-Musica-alle-Tuileries-https://lacasettadelmerlo.wordpress.com/
Edouard Manet, Musique dans les Tuileries (1862) – National Gallery, Londra.

Questo quadro idilliaco però, ancora una volta, non è destinato a durare perché viene cancellato brutalmente dal periodo più buio della storia d’Europa (e non solo): per rabbrividire sotto il sole mi basta ricordare che il Jeu de Paume venne usato come magazzino dai gerarchi nazisti per ammassare i beni confiscati alle famiglie ebree e le incantevoli Ninfee di Monet bombardate durante la Liberazione, prima di chiudere il libro che ho letto durante questa rilassante pausa seduta sulla mia sedia verde accanto allo specchio d’acqua del Grand Carré, e tornare nel 2018.

Infatti ormai è ora di andare: un’ultima piacevole passeggiata sotto le fronde dei tigli mi porta verso il Musée du Louvre, dove la mia compagna di viaggio mi sta aspettando per un altro tuffo nel passato.

Museo del Louvre, Musée du Louvre
Musée du Louvre, sous la pyramide © foto di Elena Palombo

Se non sei mai stato al Louvre, per te ho un piccolo consiglio non richiesto di ordine pratico: abbandona l’idea di visitarlo interamente ancora prima di entrare! Al contrario, concediti una sosta sotto la (bellissima) piramide di vetro e, armato di guida e mappa, scegli ciò che più ti affascina tra la moltitudine di opere esposte per poi incamminarti a colpo sicuro … ovviamente il consiglio non vale se hai a disposizione una settimana intera solo per visitare questo immenso museo (cosa che susciterebbe la mia sincera invidia).

Io, per riuscire a decidermi, sono andata con la memoria all’ ultima volta in cui ho vagato per queste sale: ero in compagnia dei compagni di liceo e, in particolare, ricordo il momento in cui, accoccolati a terra, la nostra paziente professoressa di francese (le audio-guide non c’erano ancora) ci parlava di bellezza eterna contemplando la perfezione di un abbraccio.

E ancora oggi non credo sia possibile dubitare che, prima o poi, La bellezza salverà il mondo (come scriveva Fëdor Dostoevskij), trovandomi nuovamente al cospetto del più romantico tra i miti: Amore e Psiche.

Amore e Psiche (Canova 1787-1793)
Amore e Psiche (Canova 1787-1793) © foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Restando in tema di ideale di bellezza, mi inoltro nelle sale poste a ovest del Cour Carré, nell’ala Denon, dedicate alle antichità greche.

Leggo che

“La collezione di Antichità Greche, Etrusche e Romane è una delle più antiche, celebri e prestigiose. Iniziata già da Francesco I e da Enrico IV, fu poi incrementata dai cardinali Richelieu (1585-1642) e Mazarino (1602-1661) e soprattutto da Napoleone che, in particolare, nel corso delle sue due campagne d’Italia, trafugò, oltre a dipinti, manoscritti, oggetti d’arte in genere, anche un’enorme quantità di statue e di reperti architettonici e vascolari, solo in parte restituiti dopo il Congresso di Vienna (1814-1815)” (Zanichelli online)

ma queste didascaliche informazioni non potranno mai trasmettere l’emozione che provo quando, attraverso un’arcata, intravedo la Venere che, dalla fine del II secolo a.C. ad oggi, con distaccata superiorità fa volare lo sguardo ben oltre i suoi ammiratori!

Venere di Milo, Musée du Louvre Paris
Venere di Milo (II secolo a.C.) © foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Quanto mai consapevole del mio fisico inadeguato a qualsiasi confronto, le giro attorno più volte, cercando di imprimere nella memoria le sfumature del marmo, le ombre tra i drappeggi, il fascino del volto e (cercando di passare inosservata) anche l’odore

Musée du Louvre, Museo del Louvre
Musée du Louvre © Elena Palombo

e invidio molto questo signore che con matita e carboncino ha la capacità di ricreare l’elegante armonia che ci circonda.

Ciò che amo è la sensazione di intimità che queste persone riescono a suscitare in un museo che è quanto di più maestoso e imponente si possa immaginare…

ed è andando verso la nostra prossima tappa che incontriamo un altro di questi appassionati, questa volta all’opera con colori ad olio e pennelli.

 

Museo del Louvre, Musée du Louvre
Musée du Louvre © Elena Palombo per La Casetta del Merlo

L’area in cui ci troviamo ora è dedicata alla pittura italiana, dove possiamo ammirare i capolavori di Beato Angelico, Botticelli, Raffaello, Tiziano, Caravaggio e, ovviamente, Leonardo da Vinci, ovvero colui che ha reso la signora Lisa Gherardini (consorte di Francesco del Giocondo) la dama italiana più famosa del mondo …

La Monna Lisa (La Gioconda), Musée du Louvre
La Monna Lisa © foto Elena Palombo

Impossibile non passare a salutarla e provare, come tutte le volte, a seguire la direzione dello sguardo enigmatico … nonostante la presenza di quattro guardie armate e un vetro antiproiettile a proteggerla! Del resto, dopo il rocambolesco (e anche molto patriottico, bisogna dirlo) furto della Gioconda ad opera di Vincenzo Peruggia nel 1911, tutte queste precauzioni sono state ritenute necessarie dalle autorità francesi  (in effetti, puoi immaginare l’umiliazione se dovessero subire una seconda volta un tale smacco?!)

Un arrivederci alla Monna Lisa e poi, per quanto mi riguarda, una sosta prolungata è inevitabile quando arrivo davanti ai “ritratti” dell’Arcimboldo, per i quali covo da sempre un’insana mania!

 

 

Esserci soffermate ad osservare ogni dettaglio delle opere scelte (evito di raccontartele tutte, anche per non rovinarti il piacere della scoperta) ha richiesto il suo tempo, quindi ci avviciniamo all’uscita per non far tardi per la prossima ed ultima tappa di questa intensa giornata parigina.

Una passeggiata lungo la Senna e in breve mi ritrovo a Notre-Dame, insieme ad un esiguo (il bello dei viaggi fuori stagione!) gruppetto di turisti, pronti per salire sulle torri della Cattedrale. Pochi scalini e ci ritroviamo in una saletta, per fare il biglietto aspettando la guida che ci accompagnerà fin lassù … e qui inizia la mia tragicomica avventura!

Una sorridente e palestrata guida di colore in tenuta ginnica ci invita a seguirlo e io, dimenticando numerosi dettagli che mi riguardano (età, allergia congenita e irreversibile verso qualsiasi attività sportiva che vada oltre la flânerie, golosità compulsiva e relativo girovita ecc …) mi infilo con entusiasmo sulla strettissima scaletta a chiocciola scavata nella pietra, subito dietro di lui.

Una trentina di scalini e mi sono già data dell’idiota svariate volte (non uso un altro termine solo perché vorrei che anche i bambini possano continuare a leggere il mio blog), con il cuore che mi pulsa in gola chiedendo pietà e la vista che comincia ad annebbiarsi …

senza possibilità alcuna di rallentare o addirittura fermarmi senza bloccare tutto il gruppo: infatti, oltre al fattore orgoglio che nonostante tutto non mi ha ancora abbandonata, c’è il fatto che il tempo di visita per ogni gruppo è limitato e comprende la salita e la discesa (la discesa … ho seriamente dubitato di poterla fare sulle mie gambe)!

Ad ogni modo, arrivo in cima ai 400 scalini (preceduta dalla guida che è già arrivata da un pezzo, ma anche senza suscitare proteste dei due ventenni spagnoli subito dietro di me che, a onor del vero, stanno rantolando rumorosamente) in meno di 5 interminabili minuti …

e alla fine di tutto, posso dirti che le lacrime agli occhi del momento in cui guardo oltre la balaustra sono dovute solo e totalmente alla vista più stupefacente che si possa avere sulla città più bella del mondo!

Notre-Dame de Paris, Gargouilles, Parigi
Notre-Dame de Paris © foto di Elena Palombo

Il tempo che viene concesso per sostare sulle terrazze mi sembra proprio poco (forse lo sarebbe in ogni caso) … e penso a quanto sarebbe bello potersi fermare tutta la sera e poi aspettare l’alba quassù, a parlare con le Gargouilles come Quasimodo, mentre le campane svegliano la città.

Non stupisce che la Galleria delle Chimere abbia affascinato anche un autore dell’importanza di Victor Hugo: questi mostri favolosi, nati dalla fantasia di Viollet-le-Duc nel XIX secolo, appollaiati sulle torri tra i fioroni e le volute, sembrano pronti per spiccare il volo diretti a tormentare per sempre i sogni di chi dovesse avere la sorte di vederli incombere su di sé!

 

Con questo tramonto sui tetti si conclude un’incantevole giornata e anche il nostro viaggio a Parigi, del quale la mia compagna di viaggio ed io abbiamo assaporato ogni momento come se non ci fosse un domani

La Senna, vista dalle torri di Notre-Dame
La Senna © foto di Elena Palombo

e adesso, seduta a terra nel piccolo alloggio di Rue des Abbesses con il trolley aperto di fianco a me, la nostalgia è già tornata …

merci Paris, au revoir!

 Elena, Marzo 2018 La Casetta del Merlo

 

I miei sinceri ringraziamenti questa volta vanno senza dubbio a Barbara K., la paziente amica che ha condiviso con me questo viaggio, per avermi sopportata ogni minuto del giorno nonostante tutti i miei difetti e le mie manie, e soprattutto per essere sempre pronta a partire insieme nuovamente alla prossima occasione: grazie!

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7 risposte a "Il Merlo Curioso. Diario di viaggio: Parigi (6a parte). Jardins des Tuileries, Musée du Louvre, Notre-Dame de Paris."

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  1. La foto di Monna Lisa è tua? Ricordo che quando entrai nella sala dove è esposta, i gendarmi quasi mi perquisirono per capire se avevo nascosto una macchina fotografica. Fermarono anche altre persone che tentavano di scattare foto con il cellulare

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    1. Si, la foto è mia. Devono aver cambiato il regolamento di recente … anche se non è certo un capolavoro: tra i riflessi sul vetro antiproiettile e la folla accalcata intorno (oltre alle mie scarse capacità come fotografa) non è un granché, ma la considero comunque un bel ricordo!

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  2. Che bellissima idea le sedie da spostare inseguendo il sole (o l’ombra)! Il momento preferito per visitare dei giardini (come qualsiasi luogo, a dire il vero) sarebbe anche per me quello con meno frequentazione. Grazie per aver raccontato la loro interessante storia, ricca d’eventi! E per tutto il resto, è stato bello sentirsi un po’ in gita con te.

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