I canali tristi di Amsterdam.

«Amsterdam è una città davvero affascinante, e dev’esserlo ancora di più in autunno». Questo mi dicevo, i primi di ottobre di un anno fa, preparando il mio trolley.

Una volta lì avrei guardato per ore il riflesso delle sue case sui lunghi specchi d’acqua, case storte come vecchie signore pittate a festa che si appoggiano l’una all’altra, per non cadere. Volevo trascorrere quelle giornate camminando lentamente, seguendo le curve dei canali, alla ricerca di scorci e odori nuovi, che dopo mi avrebbero ricordato questa città meglio di un qualsiasi souvenir: questo era ciò che desideravo.

E la fascinosa e triste Amsterdam, non senza ironia, ha esaudito il mio desiderio.

Perché il suo è il fascino sottile e infido di certi racconti gotici, e dopo avermi incantata con gli scorci perfetti accesi dalla luce dorata del tramonto, mi ha spinta ad inoltrarmi nei vicoli in penombra nascosti dietro le facciate da cartolina, tra le foglie che non si rassegnano a cadere e l’odore dell’acqua stagnante sotto i ponti.

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© Elena Palombo per lacasettadelmerlo.wordpress.com
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Quel giorno di ottobre, un anno fa, una donna ha deciso che per lei doveva essere l’ultimo. Aveva indossato una giacca rossa, forse pensava che dove stava andando facesse freddo, e senza dire una parola se ne è andata.

E le antiche case affacciate sui canali, i carillons dei campanili, gli inquilini delle chiatte seduti a chiacchierare col bicchiere in mano, gli alberi incendiati di colore, le travi nere e il profumo di aringhe affumicate nei bistrots,

e il suono stonato di quel vaso sottile colmo di densa tristezza in frantumi sul selciato,

io non li dimenticherò più.

Elena

La Casetta del Merlo, ottobre 2019

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© Elena Palombo per lacasettadelmerlo.wordpress.com

20 risposte a "I canali tristi di Amsterdam."

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    1. Ti chiedo scusa … questo post è rimasto tra le bozze tutti questi mesi, in attesa di riuscire a parlare di quell’episodio, del quale sono stata involontaria spettatrice. Ancora adesso non so se ho fatto bene a pubblicarlo, tradendo per una volta la filosofia del mio blog che sta nel condividere solo le “cose belle”… Un abbraccio grande!

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  1. Mi hai fatto venire in mente quel film, “La colpa è nelle stelle” (spero di citare in traduzione giusta) in cui i due protagonisti, due giovanissimi malati poco più che terminali, vanno ad Amsterdam in un ultimo viaggio spensierato. Una roba commovente. Anche questo tuo pezzo lo è.

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