Parigi in poltrona (1a parte).

“Nous retournerons tous au Bateau-Lavoir, nous n’aurons vraiment été heureux que là”. Pablo Picasso

Sto per tornare. Mancano ancora quattro mesi, ma sto per tornare. A Parigi.

Sto provando la stessa sensazione di quando, con la macchina fotografica in mano, mi trovo al cospetto di uno scenario dalla bellezza mozzafiato e resto a guardarlo con gli occhi sgranati, inebetita, e mi dimentico di scattare la foto più bella della mia vita.

E allora, invece di progettare itinerari e prendere nota di angoli ancora da scoprire, mi accoccolo in poltrona e guardo le immagini scorrere dentro di me, tra suggestione e nostalgia: Picasso conosceva bene questo sentimento!

Il caleidoscopio di frammenti nella mia mente è infingardo però: rischia davvero di imbambolarmi per ore, mentre fuori piove, il cane russa e il micio fa le fusa … quindi costringo il braccio a tendersi verso il tavolino rotondo accanto a me, dove ho accumulato una pila di libri a tema, per poter pregustare leggendo il mio prossimo viaggio, mentre il conto alla rovescia è già partito.

Alcuni sono libri che ho sfogliato così tante volte da avere gli angoli consunti, altri sono più nuovi o anche appena arrivati, ordinati per questa occasione e ancora da leggere, e qualcuno ha le pagine ingiallite da sempre, cioè da quando l’ho scelto di seconda mano su una bancarella.

E poi ci sono quelli che abitualmente sostano sul comodino, per riuscire sempre a chiudere con un attimo di bellezza anche la giornata peggiore …

ed è da uno di questi libri che vorrei iniziare questo girotondo di parole, rigorosamente stampate, invitandoti a partire per Parigi con me seppur restando (per il momento) in poltrona.

PARIS Photographies et poèmes (Bibliothèque de l’Image)

Un luogo in cui poesia e immagini si incontrano non può che essere magico, e se poi aggiungi i tuoi ricordi …

Jean Mounicq, Place des Vosges Paris 1983
Jean Mounicq, Place des Vosges Paris 1983 (da PARIS Photographies et poèmes)

L’immagine che ho scelto è, non a caso, uno scorcio di Place des Vosges, la mia piazza preferita a Parigi. Amo questo scatto di Jean Mounicq, che l’ha immortalata nell’inverno del 1983 cogliendone l’elegante e rassicurante simmetria

e mi sembra anche di respirarne l’aria fredda e un po’ nebbiosa, mentre Jean -Paul Clébert ce la descrive meglio di quanto io non potrò mai fare:

“Je m’en vais prendre un verre place des Vosges pour me consoler, dans le bistrot tabac qui fait l’angle, et me balader sous ces voûtes étonnantes, entrer feuilleter des bouquins chez le libraire, ou palper des sacs de couchage chez le fournisseur d’occasions de matériel de camping, ou fumer une pipe au milieu du square. Cette place est anachronique. Enceinte historique où la civilisation n’a pas encore réussi à pénétrer, où il fait bon même en plein hiver …”

A te il piacere di scoprire le splendide immagini d’autore e di immergerti nelle suggestive atmosfere che questo bellissimo libro ci regala.

La prossima lettura che ti consiglio è

QUELL’ESTATE A PARIGI di Morley Callaghan (excelsior 1881)

Quell'estate a Parigi, Morley Callaghan.
QUELL’ESTATE A PARIGI, Morley Callaghan (Edizioni excelsior 1881)

Uno dei luoghi in cui voglio ritornare, quando sarò a Parigi, si trova al numero 37 di rue de la Bûcherie, a pochi passi dalla Senna. Qui c’è uno dei pochi luoghi in cui oggi ancora si può sentire l’eco delle parole (in inglese) di Hemingway, Joyce, Scott Fitzgerald … che discutono uniti dalla passione per la scrittura e dall’indubbia personalità di Sylvia Beach, la prima proprietaria della libreria Shakespeare & Co.

L’indirizzo attuale non è quello in cui si ritrovavano gli scrittori che Morley Callaghan, amico-rivale di Ernest Hemingway, ci presenta molto realisticamente; per cause legate alle contingenze storiche la libreria Shakespeare & Co. di rue de l’Odeon nel 1941 è stata chiusa e in seguito ha riaperto poco distante, ma lo spirito del luogo è rimasto il medesimo, a partire dal monito che accoglie tuttora i visitatori

Be not inhospitable to strangers lest they be angels in disguise.

Nel libro di Callaghan ho trovato, devo dire con una certa sorpresa, un ritratto d’ambiente così realistico ed attuale che sembra di essere accanto ai personaggi descritti, ed è impossibile non ritrovarsi a condividerne vicissitudini, entusiasmo e difficoltà.

Nel pomeriggio arrivammo alla Shakespeare & Co., la famosa libreria di Sylvia Beach in rue de l’Odeon. La Shakespeare & Co., che aveva pubblicato l’Ulisse di Joyce, era semplicemente un negozio di libri ben disposto, gradevole, che sembrava quasi privo di attrattive commerciali. Comprendeva una stanza piuttosto grande, tappezzata di libri, e una seconda stanza, attigua, più piccola. Al banco sedeva una donna, che dalle foto che avevo visto riconobbi per la Beach. Era una bella donna alta, vestita in modo severo, che giudicai ormai sulla quarantina: il vero tipo inglese, e nel suo modo di fare c’era qualcosa di rigido e mascolino. Invece era un’americana.

Ma non erano solo scrittori, gli artisti che nell’estate del 1929 percorrevano come Callaghan le vie della Rive Gauche:

Vagabondando per Parigi mi sorprendevo a pensare al modo in cui Matisse guardava il mondo intorno a sé e mi rendevo conto di esserne sempre più incantato. Una zucca, un muretto, una ragazza, un ananas sulla tovaglia: le cose viste con freschezza entro una trama compositiva che era una festosa celebrazione delle cose così com’erano. Perché non tutti potevano avere gli occhi e il cuore che permettessero loro questa felice accettazione della realtà?

Quell’estate a Parigi è una vera chicca, per scoprire un pezzetto della storia di Parigi tra le due grandi guerre attraverso lo sguardo dei suoi protagonisti, ma da Callaghan a Hemingway il passo è troppo breve per non citare anche un altro libro autobiografico, che tra l’altro mi ha seguita in tutti i miei traslochi dai tempi del liceo ad oggi:

FESTA MOBILE di Ernest Hemingway (Oscar Mondadori)

FESTA MOBILE, Ernest Hemingway.E’ davvero arduo scrivere qualcosa di non banale su Hemingway, forse uno degli scrittori più affascinanti del secolo scorso. In questo momento mi piace pensare a lui come un uomo fra i tanti caduto vittima della malia di Parigi (ne so qualcosa, come probabilmente anche tu che stai leggendo), una città per la quale, soprattutto verso la fine della sua vita, provò un’intensa nostalgia.

Festa mobile è un diario tardivo, una raccolta di esperienze, speranze e disillusioni permeata da un attaccamento alla vita e da una voglia di star bene che commuove, al pensiero della sua triste fine.

Un passaggio che amo particolarmente è la descrizione di Zelda (moglie di Scott Fitzgerald) durante una cena in casa della coppia:

Zelda aveva occhi di falco e una bocca sottile e i modi e l’accento di una meridionale. Guardandola in viso vedevi la sua mente lasciare la tavola per andare alla festa della sera prima e ritornare con gli occhi vacui come quelli di un gatto e poi contenti, e la contentezza era visibile lungo la linea sottile delle labbra e poi spariva.

E poi, cosa dire di questa dichiarazione d’amore?

Si finiva sempre per tornarci, a Parigi, chiunque fossimo, comunque essa fosse cambiata o quali che fossero le difficoltà, o la facilità con la quale si poteva raggiungerla. Parigi ne valeva sempre la pena e qualsiasi dono tu le portassi ne ricevevi qualcosa in cambio.

Ma, come Hemingway stesso aggiunge, “questa era la Parigi dei bei tempi andati, quando eravamo molto poveri e molto felici”.

Il periodo storico che seguirà sarà infatti uno dei più bui della storia di Parigi e dell’Europa intera, e per ricordarlo ho scelto un breve racconto di una scrittrice che ne è stata una delle tante vittime:

IL BALLO di Irène NémirovskyIL BALLO di Irène Némirovsky

Con questo libretto, meno noto dell’incompiuto Suite Française, Irène Némirovsky ha messo a nudo le dinamiche sociali della società parigina alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale.

Ti invito a leggerlo perché anche la Ville Lumière di cui sono perdutamente innamorata ha avuto, e forse ha tuttora, le sue ombre …

Finalmente però anche la Seconda Guerra finisce, e gli iconici scatti di un grande fotografo come Robert Doisneau sono testimonianza della gioia di vivere che ritorna!

Robert Doisneau.

Adoro Doisneau! In ogni immagine, anche quelle in cui la povertà e i postumi della guerra sono ancora evidenti, l’ottimismo, la bellezza e l’ironia dello sguardo che si nasconde dietro l’obiettivo sono contagiose.

L’ultimo testo che ti propongo con questo primo post dedicato a chi, come me, sta pensando a Parigi con un libro aperto sulle ginocchia, è un originale divertissement letterario ambientato ai nostri giorni:

VITA SESSUALE DI UN FERVENTE MUSULMANO A PARIGI di Leïla Marouane (edizioni e/o)

VITA SESSUALE DI UN FERVENTE MUSULMANO A PARIGI di Leïla Marouane

La bravissima scrittrice descrive in modo molto intelligente e assolutamente esilarante le difficoltà di un parigino quarantenne benestante di origini maghrebine che, a cavallo tra due culture, fatica a trovare una sua identità. Nessuna pietà per il povero protagonista, del quale i difetti (comuni a tanti uomini, musulmani e non) vengono messi inesorabilmente a nudo.

Molto interessante anche la galleria di personaggi femminili, che pur affrontando le stesse difficoltà del “primo attore”, nel percorso di conquista della cosiddetta modernità, risultano molto più ricche di risorse e di buon senso.

Ho letto questo libro quando vivevo ancora a Milano, di solito sul tram che prendevo per andare e tornare dal lavoro, e tante volte ridevo da sola mentre gli altri passeggeri, incuriositi, sbirciavano la copertina…

Quello che segue è un passaggio in cui il nostro problematico quarantenne voglioso si trova in dolce compagnia nel suo nuovo appartamento, in cui si è appena trasferito, e viene sorpreso (telefonicamente) dalla mamma:

La domenica seguente – dice – stavo sognando una vergine tutta di rosa vestita quando lo squillo del telefono mi ha svegliato. Mentre alzavo il ricevitore l’ho sentita che si muoveva e mi sfiorava. Ma sì. È qui. Nel mio letto. Tra le mie lenzuola. […]

« Buongiorno, madre »

« Perché bisbigli? »

« Per via del gatto, madre »

« Perché, hai un gatto? »

« Sì, madre. Cioè, solo per poco, è quello dei vicini e glielo tengo mentre sono in vacanza »

« E da quando bisogna bisbigliare in presenza di un gatto? »

« È un gatto di razza, madre, sensibilissimo al rumore ».

Buona lettura e a presto!

Elena

La Casetta del Merlo, Novembre 2018

 

 

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24 risposte a "Parigi in poltrona (1a parte)."

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  1. Ciao Elena appena tornati da Parigi, ma il cuore è rimasto là ❤ È stato un tour de force perché in una settimana abbiamo camminato tanto, quasi da vesciche ai piedi, ma il ricordo rimarrà indelebile…noi eravamo al 9 arr. Opera Garnier, in un hotel “secrets de paris” paradisiaco con la jacuzzi in camera che dopo tanto scarpinare ci rigenerava👍con.cordo place des Vosges così elegante e chic come i suoi abitanti, per lo shopping oltre alla rinomata galleria la fayette di fronte ci sono i magazzini le printemp, all’ultimo piano si puo mangiare su un terrazzo con panorama mozzafiato! Il mio preferito comunque resta le bon marche che ospita opere di arte moderna be’ essendo sulla riva gouche non può che essere artistico bohemien! Ti auguro un novembre strepitoso

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  2. A Parigi sono stata molti anni fa ho una voglia di viaggiare e leggere in questo momento pari a zero, credo che la cosa più divertente debba essere la compagnia. Ti auguro di fare un bel viaggio, lo sapevi che la foto dei due amanti a Parigi è in posa ? In realtà furono scelti due modelli, me L hanno spoetizzata un po’

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    1. Ciao! Grazie per il tuo commento, sono felice che tu abbia letto il mio post. Io non potrei fare mai a meno di viaggiare, e quando non posso farlo fisicamente la lettura è un mezzo validissimo per conoscere il mondo, e la storia, pur non muovendomi da casa. Molti fotografi preparano “la scena” prima di scattare, fa parte del lavoro di interpretazione della realtà di un artista; altri invece sono alla perenne ricerca dell’attimo da immortalare (ameresti il famoso scatto di Henri Cartier-Bresson alla Gare St.Lazare, che in questo era maestro: https://www.fpmagazine.eu/ita/news/Henri_Cartier_Bresson_Un_salto_incompiuto-1186/). Io, nel mio piccolo, penso che se un’opera arriva a suscitare delle emozioni, si possa già definire arte! Un abbraccio e a presto, Elena

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  3. Che meraviglia di articolo! Anche io amo pazzamente Parigi, l’ultima volta ci sono stata tre anni fa, per festeggiare il mio 40 esimo compleanno. Sono stata travolta da tanta bellezza, e non vedo l’ora di ritornarci. Mi sono segnata un paio di titoli dei romanzi che hai suggerito, li leggerò in attesa di ritornare nel mio luogo del cuore.

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  4. I libri ti permettono di viaggiare e ti portano più lontano d qualsiasi aereo, e gratis!
    Articolo veramente bello, complimenti!
    Parigi stimola sempre la fantasia degli autori… ne so qualcosa!
    A presto e grazie per aver messo qualche stellina ai miei post e interventi!

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  5. Anch’io adoro Doisneau (e, ovviamente, Parigi). Ogni sua fotografia è poesia fatta immagine, tutto parla d’amore ed è colmo di vita, di tenerezza e di humor.
    Dei grandi fotografi “parigini” amo anche Brassaï e Lartigue, mentre mi pare un po’ sopravvalutato Cartier-Bresson (un grande, comunque).
    Ciao 🙂

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    1. Ciao, sono d’accordo con te. Ci sono fotografi che sanno cogliere (o ricreare) un’atmosfera talmente bene da riuscire a catapultarti in un altra epoca, nei panni dei soggetti fotografati: quasi una magia! Di Cartier-Bresson ho visitato di recente la mostra “Landscapes, 105 immagini in mostra”, dedicata appunto ai paesaggi: molto bella, ma a parte qualche scatto l’ho trovata più interessante che emozionante. Grazie per il tuo commento e a presto, Elena

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