Bruscoli da Firenze. Diladdarno, ricordi di una sera d’estate (il Vecchio Ponte, la Passera, uno Sprone … e un paio di misteri).

La nostra passeggiata serale nei quartieri al di là dell’Arno, alla ricerca di aneddoti e atmosfere, inizia da uno dei simboli più noti di Firenze.

E già mentre scatto la classica foto ricordo a mia figlia con Ponte Vecchio sullo sfondo, penso che siamo fortunate ad averlo ancora qui, intatto, nel cuore della città …

perché ne ha passate proprio tante, questo piccolo ponte!

BRUSCOLI DA FIRENZE, Diladdarno, ricordo di una sera d'estate, Ponte Vecchio.
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

L’antico ponte che univa le due rive dell’Arno intorno all’anno mille (costruito, pare, nel IX secolo durante l’Impero di Carlo Magno), e che per primo ha reso superfluo in questo punto del fiume il guado delle acque o l’attraversamento su delle passerelle in legno, prima crollò, poi venne ricostruito, e poi di nuovo finì distrutto dall’alluvione del 1333

e negli anni successivi non fu più fortunato.

Le sorti di Firenze erano già in mano alla famiglia Medici quando, nel 1442, il nuovo ponte venne adibito a location di tutti i beccai della città; i beccai erano i macellai, e un ponte si prospettava l’ideale per le loro botteghe, dato che potevano buttare gli “scarti di produzione” direttamente nell’Arno senza dover trasportare i rifiuti maleodoranti per le vie del centro.

La fortuna del ponte iniziò a girare quando Giorgio Vasari, nel corso della costruzione del Corridoio Vasariano (che unisce Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti passando anche dal ponte, sopra i tre archi e le stanzette aggettanti del lato sinistro) bonificò l’intero quartiere e Ferdinando I ordinò di sostituire le botteghe dei macellai con quelle dei più eleganti e inodori orefici.

Ma è molto più di recente che, senza alcun dubbio, la dea bendata decise di baciare Ponte Vecchio, quando nel 1944 lo salvò impedendo che durante la ritirata delle truppe naziste venisse fatto saltare come tutti gli altri ponti di Firenze.

Non è dato sapere come sia andata esattamente: i tedeschi, per intercessione di Gerhard Wolf, rappresentante del Fuhrer a Firenze,  lo risparmiarono? Un tale signor Burgassi, un disabile cui nessuno prestava attenzione perché ritenuto incapace di intendere e di volere, assistette alla posa delle mine e suggerì ad alcuni orafi come disinnescarle?  …

Io resto volentieri nell’incertezza, e mi riservo la possibilità di scegliere la versione che mi piace di più!

Ma intanto siamo già approdate sull’altra sponda, girovagando alla scoperta di altre storie fiorentine.

La nostra prossima meta è un luogo dove fermarci a respirare il profumo dell’Oltrarno … un odore molto diverso da quello che ci ha avvolte poche ore prima nei pressi della Basilica di San Lorenzo (link: Il paradiso dei golosi si trova in via dell’Ariento.).

Nella piccola piazza in cui ci sediamo lasciando scorrere il tempo senza fretta c’è il profumo della frutta di un piccolo negozio, della pittura di un imbianchino che non ha ancora finito di lavorare, di gerani, dell’ombra dei vicoli stretti, che impediscono a stento che le case affacciate ai lati si tocchino. Anche la “colonna sonora” è diversa: niente ambulanti che propongono manufatti in cuoio qui, solo bambini che mangiano il gelato, biciclette che passano a zig zag tra le panchine e i pettegolezzi degli abitanti.

BRUSCOLI DA FIRENZE, Diladdarno, ricordo di una sera d'estate, Piazza della Passera.
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Questa accogliente piazzetta dalla forma triangolare, ancora oggi arredata con sedie di legno sgarrupate da spostare a piacimento, fino a qualche anno fa ufficialmente si chiamava piazza Sapiti, ma da sempre il nome per i fiorentini era un altro: fin dal periodo rinascimentale infatti le case intorno ospitavano i bordelli più rinomati della città (chissà se li frequentava anche qualche membro della famiglia Medici, in città ci sono le tracce del loro passaggio ovunque?!) e il nome … be’, ça va sans dire!

BRUSCOLI DA FIRENZE, Diladdarno, ricordo di una sera d'estate, Piazza della Passera.
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Mi chiedo se mia figlia ha colto la fine allusione, mentre guardiamo i passanti fermarsi per un saluto prima di andare a casa a preparare la cena … Il mio dubbio si scioglie poco dopo, quando le dico che, se mai potessi permettermi di comprare una casina a Firenze, forse sceglierei questa piazzetta, e la risposta è “Ma che, sei matta? Non hai l’età e nemmeno il fisico per quel genere di cose”.

Ecco cosa vuol dire avere 47 anni e una figlia di 14 (che in quel momento avrei volentieri lanciato nell’Arno). In ogni modo, un po’ a malincuore, lasciamo le atmosfere di Piazza della Passera per inoltrarci nei vicoli vicini, seguendo l’intuito … cioè bighellonando a caso, il modo di scoprire una città che preferisco!

Ma ecco che uno strano personaggio ci sorprende appena girato l’angolo, tra via dello Sprone e Borgo San Jacopo: tra le cassette di un fruttivendolo e una vecchia bici appoggiata al muro una sorta di fauno baffuto con un’espressione un po’ angosciata in viso ci guarda e non può parlare … e la somiglianza con il carismatico Peter Dinklage (qui) mi sembra evidente: che sia un suo antenato ad essersi prestato come modello?

Fontana dello Sprone, Oltrarno, Firenze.
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Comunque sia la Fontana dello Sprone è davvero singolare, e di questo è doveroso rendere merito a Bernardo Buontalenti, che la creò per regalarla alla città in occasione del matrimonio di Cosimo II de’ Medici e Maria Maddalena d’Austria (1608).

Pochi metri ancora con il naso all’insù e ci ritroviamo in Via Maggio, dove i severi palazzi nobiliari spiano con sussiego il nostro passaggio dalle ampie finestre buie. Tra tutti però, uno spicca per le elaborate decorazioni in bianco e nero della facciata e ci fermiamo a leggere, incuriosite:

è il Palazzo di Bianca Cappello, una dama dalla vita un po’ movimentata!

Palazzo di Bianca Cappello, Oltrarno, Firenze.
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Quando la bella e colta veneziana Bianca si trasferì appena quindicenne a Firenze con il consorte Pietro Bonaventuri, Francesco de’ Medici (primogenito di Cosimo I) era già infelicemente ammogliato con la granduchessa Giovanna d’Austria, una donna con la quale non condivideva alcun interesse.

Non che Bianca fosse più felice: Pietro, oltre ad averle mentito riguardo le sue presunte ricchezze e abilità, non aveva certo una personalità magnetica.

I due predestinati ufficialmente si incontrarono grazie al Vasari, ma in realtà fu in seguito agli intrighi del Doge di Venezia e del Consiglio dei Dieci (che non avrebbero lasciato nulla di intentato per creare un’alleanza con Firenze) che vennero spinti una nelle braccia dell’altro.

I loro sforzi andarono a buon fine sia perché tra Bianca e Francesco fu amore a prima vista, sia perché i rispettivi coniugi tolsero il disturbo da lì a breve: Giovanna morì cadendo dalle scale, incinta del settimo figlio, e il rozzo Pietro fu ucciso per strada nel corso di una rissa (le supposizioni si sprecano).

Mi piacerebbe concludere scrivendo che vissero felici e contenti, ma purtroppo questa storia non ha un lieto fine: entrambi morirono a loro volta ancora giovani, dopo pochi anni di vita insieme duramente osteggiata dalle due famiglie di origine, non è dato sapere se di febbre malarica o per lento avvelenamento ad opera del fratello minore di Francesco, Ferdinando.

E a noi non resta che ammirare la facciata del bel Palazzo di Bianca, regalatole da Francesco in pegno del suo amore.

La nostra passeggiata serale si conclude all’imbrunire, pochi passi più in là, dove la Basilica di Santo Spirito e la sua piazza dalla fine del 1300 accolgono i viandanti di passaggio come noi.

Santo Spirito, Oltrarno, Firenze.
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

La facciata essenziale ed elegante, incastonata tra le abitazioni vicine, è davvero senza tempo, semplicemente bellissima; non c’è proprio motivo di rimpiangere gli interni opulenti, in deciso contrasto!

Santo Spirito, Oltrarno, Firenze.
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

E alla fine non desideriamo altro che aspettare il tramonto, sedute sui gradini dove ci raggiungono le ombre lunghe, guardando i passanti che tra poco affolleranno i tavolini all’ aperto e le case che da dorate diventano ocra.

Elena

La Casetta del Merlo, Ottobre 2018

 

 

 

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6 risposte a "Bruscoli da Firenze. Diladdarno, ricordi di una sera d’estate (il Vecchio Ponte, la Passera, uno Sprone … e un paio di misteri)."

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  1. Bellissimo racconto. Amo Firenze dove ho abitato ai tempi dei miei studi all’ISIA, negli anni settanta. La mia vita di allora si svolgeva soprattutto Oltrarno: abitavo in via De’ Bardi, avevo un’amica in via Maggio, la mia scuola era ospitata all’Istituto D’arte in Porta Romana (praticamete le scuderie di Palazzo Pitti ai Boboli) e si mangiava alla trattoria Casalinga a due passi da Piazza Santo Spirito (credo ci sia ancora). Il centro era già predato dai turisti, ma Oltrarno era un’altra cosa: c’era ancora una classe operaia, le case del popolo e il primo insediamento di studendi, artisti e intellettuali.

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  2. Che splendido post! Mi è sembrato di passeggiare con Voi per godere le bellezze di Firenze! La mia parte paterna è tutta fiorentina purosangue. Una mia zia lavorava in un negozio di oreficeria sul ponte vecchio, infilava le perle ed era bravissima!

    Mia figlia durante gli anni dell’università, facoltà di Psicologia, ha abitato a Firenze. Per lei è stata molto dura lasciare quella città per tornare nella nostra! Inutile dire che le è rimasta nel cuore!

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  3. Leggendo mi sembrava di passeggiare con te in questa città che amo tantissimo e che ho visitato tante volte. Spesso ci torniamo perchè ormai da tanti anni ci abita un cugino di mio marito, sposato con una fiorentina, ed ogni volta ci fa da cicerone!

    Le cose da visitare sono talmente tante e belle che ogni volta ci lasciano senza fiato! Firenze e tutta la Toscana hanno un patrimonio culturale enorme.

    A presto rileggerti.

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    1. Ti ringrazio molto, quando racconto le mie passeggiate mi piace immaginare che chi mi legge stia curiosando in giro per le città accanto a me. Mi fa molto piacere averti “incontrata”, anche se solo virtualmente … a presto! Elena

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