Bruscoli da Firenze: la bellezza è un mare di coppi.

Parigi è la mia città del cuore, ma poi ci sono i luoghi in cui posso respirare l’odore di casa, quello dell’Italia che amo da tutta la vita, nonostante i suoi difetti e le contraddizioni.

Questa volta la ricerca di una via di fuga da una realtà in cui a volte non mi riconosco più si è concretizzata in una toccata e fuga di tre giorni a Firenze, alla riscoperta di quella bellezza che accoglie sempre e chiunque a braccia aperte e, anche solo per un breve intervallo, mi ammalia e mi convince ancora una volta che, alla fine, la bellezza salverà il mondo.

Quello di Firenze è un fascino sfacciato e sicuro di sé, che non appena ti trovi a tiro ti piomba addosso senza preavviso da tutte le direzioni e, lasciandoti senza fiato, ti costringe alla resa prima ancora di renderti conto che un attacco è stato sferrato …

e ti lascia la consapevolezza che arrendersi, a volte, può essere l’alternativa più gratificante.

Se dovessi privilegiare un luogo in cui trovarmi tutte le volte che la necessità di riprovare queste sensazioni si fa imperiosa, quello è senza dubbio la cima di una piccola torre … una torre piuttosto famosa, a dire il vero, ma che (forse a causa della vicinanza di una cupola e un campanile ancora più celebri) anche in una mattina d’agosto riesce a regalare una pausa di beata solitudine: la Torre di Arnolfo, a Palazzo Vecchio.

E così è stato che, una mattina presto di fine agosto, mia figlia ed io siamo uscite dal grazioso bed & breakfast che ci ha ospitate durante questo breve viaggio per andare alla riscoperta di uno degli scorci più spettacolari di Firenze. Il tragitto è breve e in pochi minuti ci troviamo in Piazza della Signoria, al cospetto della copia del David di Michelangelo che accoglie i visitatori all’ingresso, con un distaccato savoir-faire degno delle circostanze.

Torre di Arnolfo e Palazzo Vecchio, Firenze.
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Dopo pochi passi, appena entrate già ci blocchiamo immobili con il naso all’insù: gli affreschi del cortile di Michelozzo trasmettono freschezza e maestosità insieme ed è un piacere fermarsi ad ammirarli!

Cortile di Michelozzo, Palazzo Vecchio, Firenze.
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Una curiosità: quando nel 1299 Arnolfo di Cambio iniziò i lavori, Palazzo Vecchio era … Palagio Novo. Invecchiò all’improvviso quando Cosimo I nel 1565 lo lasciò per trasferirsi nell’immenso Palazzo Pitti; del resto, quando si trasloca, la precedente abitazione diventa per tutti “la casa vecchia” e anche i palazzi non fanno eccezione.

Nonostante sia stato lasciato per una casa più grande (anche qui niente di nuovo, a parte le dovute proporzioni), Palazzo Vecchio era un maestoso edificio di rappresentanza, in cui i Medici non persero certo l’occasione di sfoggiare potenza e ricchezza. Il Salone dei Cinquecento, in particolare, portò avanti questo incarico senza difficoltà ancora a lungo dopo la cacciata dei Medici (1494),  fino ad ospitare la Camera dei Deputati nel periodo in cui Firenze divenne la capitale d’Italia (1865).

Salone dei Cinquecento, Palazzo Vecchio, Firenze.
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

E se oggi anche un adolescente ipertecnologico entrando esclama: “Oddio, ma come fa ad esistere qualcosa di così bello?!”, non resta altro che rivolgere un pensiero di gratitudine a chiunque abbia contribuito a creare questo splendore!

Procedendo nell’esplorazione delle altre aree di Palazzo Vecchio, scopriamo un susseguirsi di stretti passaggi alternati ad ampi spazi: una sala e poi un’altra e un’altra ancora … una più bella dell’altra! È evidente che Cosimo I e sua moglie Eleonora di Toledo, quando lo scelsero come residenza, si impegnarono molto nell’abbellirlo commissionando la decorazione di ogni più piccolo vano, e certo non mancando di immortalare le imprese dei Medici e celebrare le alleanze con altre casate.

È impossibile raccontare a parole l’ammirazione che suscita la visita del Palazzo, ti lascio quindi qualche immagine, qualche curiosità e, spero, la voglia di scoprirlo in prima persona!

La sala di Gualdrada.

Sala di Gualdrada, Palazzo Vecchio, Firenze.
Sala di Gualdrada, Palazzo Vecchio © Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Gualdrada era una bella fiorentina vissuta nel XII secolo, ricordata anche da Dante nella Divina Commedia (Inferno, Canto XVI), che disobbedì all’ordine del padre di lasciarsi baciare dall’imperatore Ottone IV. L’aneddoto allude all’indipendenza di Firenze, identificata nella persona di Gualdrada. 

La sala delle carte geografiche.

Sala delle Carte Geografiche, Palazzo Vecchio, Firenze.
Sala delle Carte Geografiche, Palazzo Vecchio © Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Voluta dalla passione dei Medici per gli strumenti scientifici, la Sala delle Carte Geografiche ospita, tra l’altro, il mappamondo più grande costruito fino al XVI secolo.

La sala dei gigli.

Sala dei Gigli, Palazzo Vecchio, Firenze.
Sala dei Gigli, Palazzo Vecchio © Elena Palombo per La Casetta del Merlo

La Sala dei Gigli è un omaggio alla casata francese degli Angiò, che aveva il giglio come emblema; l’insieme dato dal giglio dorato su fondo turchino, che si ripete all’infinito sul soffitto e sulle pareti, è spettacolare!

Torre di Arnolfo, Palazzo Vecchio, Firenze.
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Si direbbe che, dopo tanta magnificenza, potremmo anche ritenerci soddisfatte di questa visita e invece eccoci ad esplorare l’ultimo spazio di Palazzo Vecchio, che ci aspetta in cima a poco più di 200 scalini … e lo sforzo è davvero una misera gabella, quando la ricompensa è abbracciare Firenze dal cielo!

Dopo una sosta al livello del Camminamento della Ronda, dal quale il panorama è già splendido, arriviamo in cima alla Torre di Arnolfo: le onde di coppi rossi che si inseguono placide, i ponti sull’Arno, le torri dei palazzi e i campanili delle chiese, i colli verdi sfumati all’orizzonte e poi, bellissima oltre ogni dire, la cupola che Brunelleschi ha regalato al mondo …

Torre di Arnolfo, Firenze.
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo
Torre di Arnolfo, Firenze.
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo
Torre di Arnolfo, Palazzo Vecchio, Firenze.
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Non c’è davvero da stupirsi se qualcuno ci invidia, ancora oggi, perché possiamo chiamare tutto questo casa !

 

Un abbraccio e a presto,

Elena

La Casetta del Merlo, settembre 2018

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7 risposte a "Bruscoli da Firenze: la bellezza è un mare di coppi."

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  1. Condivido tutto quello che hai scritto su Firenze, città natìa di mio padre. Trascorrere qualche giorno , anche qualche ora in mezzo a tanta bellezza e armonia, non può che renderci sereni e orgogliosi di questa meravigliosa ” casa!” ❤

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