Il Merlo Curioso. Jusqu’au bout du monde! (Finistère, Bretagna)

Cosa rispondevi quando, da bambino, un adulto bisognoso di colmare un momento di silenzio imbarazzante ti rivolgeva la più scontata tra le domande:

“Cosa farai da grande?”

Io, che da bambina amavo ascoltare e osservare gli adulti, piuttosto che socializzare in cortile con i miei coetanei (restando piacevolmente muta come un pesce anche per ore), questa domanda me la sentivo fare davvero spesso!

E allora, a seconda del contesto e della reazione che volevo ottenere, sceglievo da un ventaglio di risposte possibili:

la maestra come la zia era la risposta per le domeniche in famiglia, con nonni e altri congiunti che avrei preferito continuassero a considerarmi una bambina mediamente equilibrata, nonostante le stranezze suddette

il pirata era invece la risposta sincera riservata agli amici più stretti, che peraltro non avevano bisogno di chiedere, o anche a chi consideravo inopportuno e noioso: in questo secondo caso l’espressione perplessa (imperdibile) e l’effetto allontanamento (voluto) erano assicurati. Intorno ai 10 anni ho accantonato questi progetti, a seguito della constatazione che, se non altro, sono nata decisamente nell’epoca sbagliata.

C’è però un altro mestiere che, dai tempi della scuola media in poi, non ha mai smesso di affascinarmi …

il guardiano del faro.

Allora  non riuscivo davvero ad immaginare una professione e uno stile di vita più adatti a me, e anche oggi non faccio fatica ad immedesimarmi nei panni di una di queste persone che vivevano sopra uno scoglio aggrappato tra mare e cielo, annotando con precisione sul giornale di guardia le mansioni svolte nella routine quotidiana e qualche evento straordinario, con libri e gabbiani come unica compagnia.

Pointe du Raz-Cap Sizun, Bretagna, Francia
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

“Ogni sera, mezz’ora prima del calar del sole, i due guardiani del servizio notturno saliranno nella stanza della lanterna, dopo essersi muniti di una lucerna accesa”. Iniziava così, al tempo delle lampade ad olio, la sequenza delle operazioni del servizio serale. “Si inizierà l’accensione un  quarto d’ora dopo il tramonto, affinchè il faro sia pienamente in funzione al declinare del giorno”.

Al mattino i guardiani preparano la notte successiva. “Dopo avere terminato il servizio mattutino riguardo alla lampada, la si ricoprirà con il suo cappuccio, allo scopo di tenere l’ugello, il corpo della pompa e il serbatoio al riparo dalla polvere fino al momento dell’accensione”.

Queste frasi sono tratte dallo splendido libro FARI di Jean Guichard, uno dei testi che più amo leggere e riguardare (le foto sono bellissime) quando, nelle corte giornate invernali, dalla mia casa in montagna posso solo sognare quella sottile linea turchina che delinea il confine dell’orizzonte …

e ammetto che avrei rinunciato volentieri a qualche anno di vita pur di trovarmi nei panni dell’autore, quando ha scattato la foto più incredibile di tutte!

Fari-Jean-Guichard-editore-L'ippocampo
Fari di Jean Guichard, ed. L’ippocampo

Il faro immortalato è quello de La Jument (Bretagna, Francia), e l’occasione è una tempesta davvero impressionante che si è abbattuta sulle coste bretoni nel 1989.

Mentre le onde alte fino a 30 metri si infrangono contro il faro, il guardiano sente il rumore delle pale di un elicottero: esce pensando che i soccorsi che sta aspettando siano arrivati, solleva lo sguardo e … invece dei soccorsi, scorge Jean Guichard che si sporge dall’abitacolo, sfidando le intemperie, armato di attrezzatura fotografica!

Se questa vicenda ha appassionato anche te, e vuoi assicurarti che il guardiano del faro sia uscito incolume da quell’esperienza, ti consiglio di guardare questo interessante video: https://www.youtube.com/watch?v=AH02UMFTknI

… e poi, come ho fatto io nel mese di giugno di due anni fa, partire alla volta della fine del mondo.

SUR LA ROUTE DES PHARES

La strada dei fari costeggia la costa frastagliata e selvaggia di Normandia e Bretagna, a picco su spettacolari scogliere di granito e alabastro, e regala i panorami più belli che io abbia mai visto!

Se vuoi anche tu sentirti mozzare il fiato per l’emozione, non hai che da iniziare a percorrerla, scegliendo di fermarti ogni qualvolta non riesci a resistere al richiamo di una delle tante sentinelle del mare che rendono unica questa affascinante regione; avrai l’imbarazzo della scelta perchè la Bretagna, e in particolare il Finistère, vanta la più alta concentrazione di fari al mondo.

Durante il mio breve viaggio in famiglia, la base prescelta è stato un antico villaggio affacciato su una piccola baia in balia delle maree, Perros Guirec, ma è la frazione di Ploumanac’h (in bretone palude del monaco) ad ammaliare, oltre a me, così tanti viaggiatori.

Qui, tra gli scogli di caldo granito rosa, il faro di Mean Ruz sorveglia attento le acque infestate da correnti sottomarine che in passato sono costate la vita a ben più di un pescatore sfortunato…

e poi, dimmi se anche a te non piacerebbe immaginare di trascorrere lunghe sere di vento e salsedine guardando il mare da quella finestrina con il riflesso della luce al tramonto!

Ploumanac'h-costa di granito rosa, Bretagna, Francia
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Non saprei dire quale sia la ragione del fascino che i fari esercitano su di me, ma da qualsiasi prospettiva io li guardi non riesco a resistere:

da lontano, piccole torri impavide aggrappate ad una roccia nell’oceano, tra le onde bianche e le raffiche di vento,

dall’interno, dove una spirale di pietra che sembra infinita conduce nel magico luogo in cui poter vedere tutti i punti dell’orizzonte in una volta,

o, infine, quando mi avvicino piano e li vedo farsi sempre più imponenti, rivelando un nuovo dettaglio ad ogni mio passo.

Ora erano molto vicini al Faro. Eccolo che si stagliava, nudo e dritto, abbagliante di bianco e nero, e si vedevano le onde rompersi in schegge bianche come vetro infranto contro gli scogli. Si vedevano le venature e le spaccature degli scogli. Si vedevano chiaramente le finestre; un tocco di bianco su una di esse, e un ciuffo di verde sullo scoglio. Un uomo era uscito e li aveva guardati con il cannocchiale ed era rientrato. Ecco com’era, pensò James, il Faro che per tutti quegli anni avevano visto attraverso la baia; era una torre nuda su una roccia deserta.
(To the Lighthouse, Virginia Woolf)

Il secondo faro che ho deciso di raggiungere, durante la mia breve vacanza in Bretagna, mi ha conquistata in una giornata di nebbia e pioggia sottile, e sono andata quasi a sbatterci contro, per poterlo vedere…

e devo anche dire che, per una volta, non ho rimpianto affatto un clima più clemente.

Pointe Saint-Mathieu, Bretagna, Francia
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

A Plougonvelin (pays d’Iroise) l’atmosfera era davvero suggestiva, oltretutto pensando che questa fu la prima luce a brillare sulle coste della Bretagna, in un lontano 1250. In quell’epoca il faro era un altro, ben più antico di quello attuale, e ad alimentarlo con pazienza e dedizione non c’era un guardiano del faro, bensì i monaci che vivevano nell’abbazia, della quale oggi restano solo le belle volte a sesto acuto con un cielo nebbioso al posto del tetto.

Pointe Saint-Mathieu, Bretagna, Francia
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Sembrerebbe dunque che le origini della professione che tanto ammiro siano da ricercare proprio qui a Pointe Saint-Mathieu, dove i monaci dell’abbazia benedettina si preoccupavano di mantenere acceso il fuoco durante le notti di tempesta, se non in tempi ancora più antichi, ad Alessandria d’Egitto (dove erano, comunque, sempre dei sacerdoti a svolgere queste mansioni) o in qualche sperduto avamposto dell’Impero Romano.

Dopo queste riflessioni, seduta all’asciutto in un accogliente bistrot, e una passeggiata tra le belle casette bretoni bianche e azzurre, è già arrivato il momento di scegliere l’ultimo faro di questo breve viaggio

Pointe Saint-Mathieu, Bretagna, Francia
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

e a questo punto la meta non può che essere … le bout du monde!

La “fine del mondo” per gli antichi abitanti d’Europa era la fine delle terre emerse, il confine con l’ignoto, e un po’ resta così anche per noi oggi, se vogliamo pensarla come l’ ultima punta di terraferma prima della immensa distesa blu notte dell’oceano Atlantico.

Sicuramente la Pointe du Raz è la fine del mio mondo conosciuto, che non mi sono mai spinta più a ovest (e che non mi rassegno a dire di conoscere un luogo solo per averlo scoperto con qualche mezzo tecnologico come intermediario)

e poi, questa terra selvaggia di una bellezza commuovente, forgiata nei secoli da vento e onde, che si erge a 70 metri di altezza sulle acque vorticose, non si può certo dire che non abbia il physique du rôle!

Pointe du Raz, Bretagna, Francia
© Davide Cenadelli per lacasettadelmerlo.wordpress.com

Guardando a ovest, vedo il Raz de Sein, uno stretto di 8 chilometri che separa la Pointe du Raz dall’Ile de Sein; attraversato da correnti di rara violenza, è stato a lungo temuto dai marinai, anche quando il tempo era calmo.

I fari di La Vieille e Tévennec, inaugurati nel 1887 e nel 1875, sono esattamente quanto ci si aspetta di vedere come punto di fuga del magico panorama della Pointe du Raz, il paesaggio più stupefacente che io abbia mai visto

e adesso, seduta tra l’erica e i cardi selvatici mossi dal vento, penso solo che quando verrà quel giorno, l’ultimo, sarebbe bello se nella mia mente riapparisse questa immagine …

Pointe du Raz, Bretagna, Francia
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Dedico queste righe a Viola, alla quale auguro una vita di bellezza e di emozioni, e anche a Jean Guichard, che con le sue immagini qualche bella emozione  me l’ha fatta provare.

 

Elena

La Casetta del Merlo, giugno 2018 

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8 risposte a "Il Merlo Curioso. Jusqu’au bout du monde! (Finistère, Bretagna)"

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  1. Fantastico fantastico fantastico fantastico! Non ho parole per descrivere il mio viaggio di due anni fa proprio in questi posti! Tutta la costa della Normandia e della Bretagna. Un viaggio meraviglioso che non dimenticherò mai!! I fari l’oceano tutto di un fascino indescrivibile! Siamo rimasti sulle rocce ad ammirare Pointe du Raz per ore e ore in silenzio con lo sguardo perso. Le Phare du Four a Porspoder era un miraggio che ci ha rapiti. Il fascino di Pointe Saint-Mathieu e la cattedrale, alla luce del tramonto non andranno mai più via dai miei occhi! Grazie di cuore di avermi fatto tornare in mente questi posti dove, giuro potrei tranquillamente viverci, adesso!

    Piace a 1 persona

      1. Quando posso ti leggo con piacere e curiosità! 😊
        A proposito, ho comprato il cremor tartaro… però inizia a far caldo e non so quando avrò voglia di accendere il forno e provare gli scones, comunque la ricetta me la sono segnata e prima o poi avrai notizie del tentativo!

        Piace a 1 persona

  2. Ah, che bambina avventurosa…la pirata! Guai a fare domande troppo insidiose o banali ai bambini, perchè nessuno saprà mai cosa si cela veramente nel loro cuore!!! E avventurosa sei rimasta , visto come ti piacciono i viaggi e lo scoprire posti diversi.

    Il guardiano del faro è un gioco che facevo con mia sorella più grande. Mi ha emozionato quando l’hai menzionato. In un attimo mi sono ritrovata nella mia casa dell’infanzoa, quella che mi porto sempre nel cuore, e mi sono rivista con lei che giocavamo al faro a soccorrerci ( facevamo a turno ad essere guardiane del faro e in difficoltà su una barca alla deriva ) a turno.

    Stupende le foto della Bretagna. Stupendi i fari…insomma tutto!

    Che bella cosa averti ” scoperta”! ❤

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