Il Merlo Curioso. Diario di viaggio: Parigi (5a parte). Musée d’Orsay, Quartiere Latino, Moulin Rouge.

5° GIORNO.

LA GIOIA DI VIVERE DIPINTA IN UN QUADRO, UN BISTROT CON I COLORI DEL SUD E QUALCHE PIUMA DI STRUZZO.

Hai mai provato nostalgia per un mondo passato in cui hai vissuto solo con la fantasia?

Per una realtà che, soltanto sfiorandoti da molto lontano, ti ha impregnato a tal punto di sensazioni, colori e odori da diventare parte di te?

Io quel mondo l’ho conosciuto tanti anni fa dipinto in un quadro, appeso al centro di una parete color blu notte in un famoso museo, e oggi sto andando a riscoprirlo… tra euforia e paura di una delusione!

Mentre in un vagone della linea 12 della metropolitana cerco di distrarmi leggendo i versi di una poesia incorniciata tra i peperoni fluorescenti della réclame di un supermercato e il velluto consunto dei sedili (quanto amo Parigi!), mi avvicino velocemente al Musée d’Orsay e, dopo un breve tratto a piedi, finalmente mi ritrovo all’ingresso con il mio biglietto tra le mani.

Il Bal au Moulin de la Galette di Pierre-Auguste Renoir è esposto in una delle sale centrali del museo e, ignorando il percorso suggerito dall’audioguida e dal buon senso, lo vado a cercare per primo, consapevole che non potrei soffermarmi su altro prima di averlo ritrovato …

Musée d'Orsay Parigi
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

E infine, eccolo!

Gli sguardi felici che si rincorrono da un volto a un altro,

la voglia di stare insieme,

le chiacchiere tra amici,

la musica in sottofondo,

i bambini,

i bicchieri ancora pieni

e la luce che piove tra le fronde e i lampioni.

E’ una gioia di vivere senza formalità, quella che Renoir racconta dipingendo queste persone comuni nel loro giorno di libertà, e mi sento così sollevata quando mi accorgo che dopo 30 anni quella gioia rispecchia ancora così fedelmente la mia idea di felicità!

Una gioia molto diversa è quella che traspare da un’altra opera ospitata in queste sale: La petite danseuse di Edgar Degas.

Musée d'Orsay Parigi
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

La giovane ballerina di 14 anni sembra felice, ma la gioia di vivere ha lasciato il posto alla fierezza per il risultato raggiunto e la fatica appare in ogni dettaglio: i muscoli tesi, gli arti quasi deformati in una posa che vuole essere aggraziata, le pieghe delle calze logore e soprattutto gli occhi nel viso, non bello, che si chiudono per un momento di riposo.

Non sono un’esperta di arte, quindi quanto scrivo sono soltanto le mie sensazioni, ma mi piace molto osservare queste opere e cercare di indovinare cosa volevano trasmettere i loro creatori … e poi spero di averti fatto venire voglia di visitare questo museo, uno dei più belli di Parigi!

Il circo a colori pastello di Georges Seurat, la concentrazione dei Giocatori di carte di Paul Cézanne, la luce dell’estate ne I papaveri di Claude Monet, La lezione di danza delle ballerine di Degas, l’affetto che unisce Les jeunes filles au piano di Renoir, i colori accesi delle Due donne tahitiane di Paul Gauguin, ma anche la fatica dei Piallatori di parquet di Gustave Caillebotte e quello che, probabilmente, non ti aspetti di vedere ne L’origine du monde di Courbet… le opere su cui soffermarsi sono innumerevoli e penso che, seguendo la tua sensibilità, non avrai difficoltà a trovare quelle più in sintonia con il tuo modo di vivere il mondo.

Io, giunta quasi al termine della mia visita, decido di ritornare nella saletta che ospita i dipinti di uno tra i miei artisti preferiti. Non sono molte le opere di Vincent Van Gogh che hanno trovato casa a Parigi, nonostante gli anni (non facili) in cui l’artista vi ha vissuto, ma penso che le poche presenti da sole possano giustificare un viaggio.

Musée d'Orsay Parigi
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Come non restare ipnotizzata al cospetto de l’Eglise d’Auvers-sur-Oise, o immaginarmi nei panni della coppia che cammina sorreggendosi lungo le sponde del Rodano dando le spalle alla stellata più scintillante mai vista (La Nuit étoilée, 1888)?

Musée d'Orsay Parigi
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Oppure, infine, farmi trapassare dallo sguardo severo del Portrait de l’Artiste che mi dice che non ho ancora compreso nulla dell’artista che tanto ammiro?

Musée d'Orsay Parigi
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Dopo queste riflessioni e un ultimo sguardo al panorama  di Parigi attraverso l’orologio della ex Gare d’Orsay, mi incammino lungo la Senna per poi deviare verso sud-est, in direzione del quartiere latino.

Ho pochi rimpianti nella vita, ma il più grande è non aver preso il coraggio a due mani, subito dopo l’esame di maturità, per partire per Parigi, non importa se per un estate o per degli anni … e anche se banalmente inutile, non posso fare a meno di scendere lungo la Rue Mouffetard e chiedermi “come sarebbe stato se …”

Adesso però sono qui e, assieme alla mia compagna di viaggio, mi perdo con piacere nelle vie affollate che vedono scorrere le vite degli studenti approdati qui dal resto dalla Francia e dal mondo.

Quartiere latino, Parigi
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Tra i colorati bistrots che propongono piatti tipici regionali o etnici, le librerie e i grandi murales, la golosità ha la meglio e ci fermiamo in una confiserie nei pressi di place de la Contrescarpe (lasciando per una prossima occasione un itinerario sulle orme di Ernest Hemingway, che merita ben più tempo), dove delle squisite tartine ai lamponi non possono fare a meno di noi … o magari è il contrario?! In ogni modo, questo è un post per il Merlo Goloso, per noi è arrivato il momento di rientrare!

L’ultima tappa di oggi, tornando verso Montmartre e il nostro piccolo alloggio in Rue des Abbesses mentre la città si accende per la sera, è il mulino più famoso di Parigi: del resto non posso deludere mia figlia appassionata di musicals che, incantata dallo splendido film di Baz Luhrmann (colonna sonora e scenografia sono incantevoli davvero), me ne ha chiesta una fotografia

Moulin Rouge, Parigi
© Elena Palombo per La Casetta del Merlo

e poi devo ammettere che, così delineato dalle luci sgargianti contro il buio, anche su di noi che non siamo certo soggette al fascino di piume di struzzo e costumini di scena succinti, il Moulin Rouge fa sempre la sua figura!

E’ arrivato il momento di ringraziarti per avermi seguita in questa passeggiata parigina e, se vuoi, ti aspetto con piacere con il prossimo articolo della Casetta del Merlo. A presto!

Elena, marzo 2018

 

 

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