Il Merlo Curioso. Trenini e tatà, aspettando S.Orso.

C’era una volta …

un bambino di nome Orso, che viveva in un piccolo paese tra le montagne. Ma un bambino di quelli proprio antichi, di quando il boom economico non era ancora arrivato, le guance rubizze significavano buona salute e gli sci (di legno) servivano per spostarsi da una valle all’altra.

Il mio bambino, immaginario ma non troppo, era piuttosto fortunato. Viveva infatti in una casa di pietra vicino al fontanile, tra la stalla, il forno e una locanda con la rimessa per i cavalli, assieme a tante persone. Genitori, zii, nonni, fratelli, cugini e altri parenti così lontani … che non si ricordava neanche più perché erano parenti!

Non era mai solo, Orso, e difficilmente si annoiava, anche se non sempre gli piacevano tutti quei lavori che doveva sbrigare su in montagna assieme agli altri, soprattutto quando in estate la luce durava di più.

Adesso però è inverno e gli è permesso rintanarsi in casa al calduccio, dove gli piace proprio reggere la matassa alla nonna, riascoltando la storia del Santo di cui porta il nome, già sentita così tante volte, e pian piano assopirsi …

Oggi vorrei invitarti a partire con me alla scoperta dei giochi che sognava quel bambino e si tratta di un viaggio non da poco, per me che 10 anni li avevo all’inizio degli anni ’80.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Questo viaggio comincia al MAV – Museo dell’Artigianato Valdostano di tradizione di Fénis dove, lungo il percorso espositivo, incontriamo Lo caro di mèinoù.

Questo spazio si compone di due piccole sezioni: da una parte la parete delle cornaille e, dall’altra, una teca contenente i giochi in legno.

Le cornaille sono delle mucche stilizzate che le mèinoù, i bimbi, si costruivano da soli. Per far passare i lunghi pomeriggi al pascolo, i bambini delle nostre montagne, grazie all’uso del coltellino, si creavano delle vere e proprie mandrie di mucche, partendo da rametti biforcuti, solitamente di pino, betulla e nocciolo che reperivano facilmente nel bosco. Ogni cornaille era unica: alcune avevano il collare, altre la coda o il manto pezzato ma tutte avevano il nome inciso. Dopo averle costruite si sfidava l’amico a fare la battaglia delle rèine facendo scontrare le due avversarie e dichiarando vincitrice la mucca che riusciva a rovesciare l’altra.

Nella teca di fronte invece, si trovano i Tatà, gli animali-giocattolo in legno con le ruote, il cui nome deriva dall’espressione infantile “TAA-TÀ”, ad imitazione del rumore dalle ruote che correvano sui pavimenti di legno. Inoltre, tra le diverse rappresentazioni del giocattolo è esposta anche una borioula, una trottola tornita in legno di bosso. (http://www.lartisana.vda.it/homesezioni4.asp?id=6&l=1)

Però questo non è un museo in cui si guarda solo con gli occhi e quindi, se c’è un bambino come il piccolo Orso insieme a te, è il momento di rimboccarsi le maniche e prendere posto nei banchi da lavoro della Falegnameria Didattica, dove potrete riscoprire insieme il piacere di creare il vostro giocattolo usando gli attrezzi di un vero falegname.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Ma ecco che Tatà, cornaille e borioule, dopo aver ripreso vita, si riversano  nelle vie di Aosta,  e lo fanno in occasione della festa più bella della Valle!

La FIERA DI S.ORSO è nata intorno all’anno 1000 quando, per ricordare il dono del Santo ai poveri di Aosta, la Chiesa ha istituito questa ricorrenza e gli artigiani sono discesi dalle valli laterali per riunirsi portando il frutto del loro lavoro; quel dono erano dei sabot (caratteristiche calzature in legno e cuoio) che anche oggi può capitarti di vedere, nei negozi di artigianato e anche ai piedi di qualche vecchietto del posto.

A mio parere sono proprio gli oggetti in legno, e in particolare i giocattoli, tra tutti quelli esposti ogni anno il 30 e 31 gennaio dagli artigiani locali nelle vie centrali di Aosta, che meglio trasmettono il fascino antico di questi luoghi.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

E’ un piacere affondare la mano nei cesti di vimini che contengono le borioule colorate o i galletti sui banchi degli espositori per scegliere la più bella (che ovviamente non esiste, puoi pescare a caso e sicuramente avrai scelto un bellissimo souvenir)

oppure soffermarsi a immaginare come poteva essere l’albero da cui proviene il tronchetto di legno scelto per dar vita al più bello tra i trenini.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo – scultura di Jean Gadin

Ma la mia principale passione, da quando li ho scoperti anni fa, sono solo loro: i Tatà.

Fra tutti, quelli che cerco per primi e mi fermo sempre a lungo ad osservare incantata sono il frutto della creatività di Enrico Massetto: artigiano del legno e disegnatore, ha dato vita a dei Tatà talmente particolari che quando ne incontri uno lo riconosci immediatamente, ben prima di leggere il nome sul biglietto da visita che lo accompagna! Per me, è impossibile non farmi conquistare da questi cavalli, mucche e galline troppo pasciuti, con gli occhi a palla e un po’ strabici e i dentoni sporgenti (sarà perché mi somigliano?…).

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo – Scultura di Enrico Massetto

Il luogo di nascita di questi strampalati personaggi è il laboratorio di Enrico, a Saint Pierre in frazione Preille … e se ancora non ti ho fatto venire la voglia di andarlo a visitare, dai un’occhiata alle foto che trovi sul suo sito www.enricomassetto.com!

E poi non ci sono solo le creature in legno, ad attenderti da Enrico, che racconta che:

Dal folto del bosco giungono rumori strani… è il crepuscolo: gli uccellini tacciono , non c’è un alito di vento. È come un brusio sommesso, costante, di un essere in movimento. Come descriverlo? L’acqua che bolle in pentola è una melodia armoniosa rispetto a questo borbottio animalesco! Ecco, adesso si distingue meglio: è un parlottare senza interruzione, un miscuglio di ruggiti e lamenti, colpi di tosse, guaiti ed aspirazioni… Una via di mezzo tra il patois di Introd e di Ayas! Ma non si tratta di una persona, un eremita, un turista disperso o una guardia forestale che fa straordinari controvoglia… NO! Si tratta di un animale che al pari del dahu ha dato di che pensare e studiare a scienziati, zoologi e soprattutto etologi: è il Greundzo, mammifero selvatico che abita i nostri boschi da tempo immemorabile. Quando siete soli al mayen o in alpeggio, e sentite qualcuno grugnire, non crediate SEMPRE che sia il vostro arpiàn o il vostro vicino di villetta che si lamenta… (oddìo, forse ogni tanto sì!)… in realtà è il Greundzo, che fa risuonare tra gli alberi del bosco il suo mal de vivre.  (https://www.enricomassetto.com/greundzo/)

Come per i Tatà, è difficile non affezionarsi al Greundzo, per il semplice fatto che un po’ greundzi lo siamo tutti noi, dentro e anche fuori dai confini della Valle d’Aosta!

Ora però sto preparandomi ad entrare nelle strette vie della città, per scoprire quali sorprese ci hanno riservato gli artigiani quest’anno, quindi ti lascio …

con un caloroso invito a venire a fare un salto in Valle d’Aosta e qualche consiglio per visitare la fiera.

S.Orso 2018

La 1018eme FOIRE DE SAINT-OURS.

Gli artigiani che danno vita alla Fiera, che siano professionisti del mestiere o appassionati, provengono esclusivamente dai borghi della Valle d’Aosta, nessuno escluso.

Ci tengo molto a dirlo, perché per me andare per mercatini significa non solo trovare l’oggetto particolare da portare a casa, ma scoprire l’atmosfera del posto, fare due chiacchiere con gli espositori (che qui non si tirano mai indietro) e mangiare con le mani, mentre passeggio, una nuova golosità … ed è quindi così deludente scoprire che quello che sto guardando arriva da tutt’altro luogo, magari perfino da un altro continente!

Tolto ogni dubbio a questo riguardo, ti consiglio di arrivare nel centro di Aosta con i mezzi di trasporto pubblico, che ti lasceranno a pochi passi senza la preoccupazione di dover trovare un posto per l’auto. L’orario che io preferisco è il mattino presto: tra le 8 e le 10.30 a curiosare tra i banchi troverai solo gli abitanti del posto, e nessun espositore farà a meno di offrirti un aneddoto e, se sei fortunato, un bicchiere di profumato vin brulé.

L’ATELIER è il grande padiglione bianco che vedi subito arrivando in Piazza Chanoux.

Qui puoi ammirare il lavoro di chi l’artigiano lo fa di mestiere, creando pezzi unici in legno, ferro battuto, ceramica o tessuti, oltre a calzature e gioielli, mentre gli appassionati espongono in tutte le vie limitrofe.

In Piazza Plouves trovi invece LE PAVILLON ENO-GASTRONOMIQUE, dove un’altra categoria di artigiani ti proporrà le sue creazioni: qui, tra Fontine, tome al ginepro e  Bleu d’Aoste, lardo e boudin, e pagnotte alle noci cotte in antichi forni, io prevedo sempre una sosta di almeno un’ora!

LA VEILLA’.

Fin dall’anno 1000, gli artigiani che hanno dato vita alla Fiera arrivavano giù in fondovalle fino ad Aosta, carichi dei loro manufatti, dalle tante e anguste valli laterali. Oggi ci sembrano distanze di poco conto, ma con un somaro e un carretto come mezzi di trasporto la prospettiva cambia! … da qui la necessità di fermarsi in città durante la notte tra il 30 e il 31 gennaio.

E dato che la possibilità di incontrare parenti e conoscenti lontani non era certo così frequente, quale migliore occasione per festeggiare vecchi e nuovi incontri, trascorrendo tutti insieme la notte accampati in strada, tra musica, canti e un immancabile buon bicchiere?

Oggi l’atmosfera è certamente cambiata, ma i musicisti che possono farci trascorrere una serata decisamente inusuale ci sono ancora, come del resto gli spuntini innaffiati a dovere, quindi che altro dirti se non di approfittarne?!

LE PENDENTIF DE LA FOIRE.

E’ la mascotte che caratterizza ciascuna edizione della Fiera di S.Orso e lo puoi riconoscere facilmente al collo di ogni artigiano.

Il tema è, ovviamente, l’artigianato di tradizione, e quest’anno è stato creato da Les Amis du Bois di Introd un ciondolo in legno che rappresenta il bosson di bounì, un contenitore per le sostanze acidule usate nel processo di produzione della ricotta.

E tu … quale oggetto sceglierai in ricordo di questa bella fiera, quest’anno?

E.Massetto
© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo – Scultura di Enrico Massetto

Se ti va, fammelo sapere con un commento qui o sulla pagina fb!

A presto dalla Casetta del Merlo

Elena, Gennaio 2018

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2 risposte a "Il Merlo Curioso. Trenini e tatà, aspettando S.Orso."

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  1. Ho sentito parlare di questa fiera per la prima volta alcuni anni fa e ovviamente (amando creare “col” o meglio “sul” legno) mi piacerebbe molto visitarla; un anno o l’altro riuscirò ad organizzarmi! Se poi mi dici che le prime ore non c’è già una ressa infernale… la tentazione si fa ancora più forte!

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