Il Merlo Curioso. Diario di viaggio: Parigi, Versailles (4a parte).

4° GIORNO.

UNA GIORNATA A CORTE: VERSAILLES.

RER C – Gare du Musée d’Orsay: oggi la mia compagna di viaggio ed io partiamo da qui, per recarci alla corte di Versailles  ad approfondire la conoscenza  dei re  che più colpiscono l’immaginazione, quando da ragazzi se ne fa la scoperta sui banchi di scuola.

Non hai mai pensato anche tu, cercando di immedesimarti nel personaggio, a come poteva essere reggersi sui tacchi portando sulla testa 30 cm di parrucca incipriata mentre uno stuolo di nobili quasi altrettanto agghindati ti rendeva omaggio inchinandosi al tuo passaggio?

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo – Il Re Sole, Luigi XIV

Io, quando incontro un personaggio storico o letterario che cattura la mia attenzione, anche oggi (con i tempi della scuola ben lontani) mi ritrovo spesso a cercare di entrare nei suoi panni,  indipendentemente dal periodo storico o dal ruolo

e sono sempre i dettagli a incuriosirmi maggiormente: la routine quotidiana, l’abbigliamento, le piccole manie … come, ad esempio, proprio queste scarpe e la parrucca, indossate col preciso intento di slanciare una figura bassina e traccagnotta (senza offesa per nessuno, il mio fisico a mela non mi permette alcuna ironia).

Queste le nostre riflessioni durante il viaggio in treno che, con una decina di fermate, ci porta a destinazione; scese dal treno percorriamo un viale alberato, oltrepassiamo le scuderie e la galleria delle carrozze ed infine eccoci al cospetto di 350 anni di storia

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

… noi e una decina di pullman turistici fermi di fronte ai maestosi cancelli di Versailles. Fortunatamente la reggia è talmente vasta che i visitatori hanno modo di disperdersi per poter apprezzare l’immenso palazzo che ci circonda senza dover condividere ogni passo!

Oltrepassati i cancelli entriamo a palazzo, dove intravediamo subito i lussuosi corridoi che portano alle tre imponenti ali, che solo vagamente ricordano il “modesto” castello di caccia voluto in origine da re Luigi XIII, nel 1624.

L’artefice della reggia così come ci si presenta oggi è infatti Luigi XIV che, perfettamente a suo agio in questi ambienti sontuosi, non esita certo a manifestarsi: in effetti ovunque ci giriamo lo scopriamo a guardarci con sussiego, senza timore alcuno di apparire ridondante.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Due sono gli ambienti che, più di altri, a mio avviso ci permettono di entrare nella quotidianità di questo personaggio, che viveva costantemente come fosse in vetrina, degnando della sua presenza i cortigiani tesi solo a cercare di catturarne l’attenzione: la camera del re e la sala da pranzo.

Nella prima l’area con il letto a baldacchino e i sontuosi oggetti d’arredo sono separati dal corridoio che unisce la porta di ingresso a quella d’uscita da un basso corrimano: in quest’area, una stretta selezione di nobili era ammessa ad ammirare le gesta del Re Sole nei momenti che precedevano il sonno, contornato da una ventina di servitori.

Nella sala da pranzo (a dire il vero piuttosto piccola e meno importante di quanto mi aspettassi) il Re prendeva i suoi pasti seduto a tavola da solo (neppure i familiari più stretti erano ammessi), ma anche in questo caso non si trattava certo di un momento privato: oltre ai servitori presenti, alcuni nobili potevano seguire e commentare bisbigliando ogni suo movimento dalle sedie allineate di fronte alla tavola imbandita.

Nel corso della nostra visita, come avrai notato, pur essendo affascinate dal fasto degli ambienti in cui ci troviamo abbiamo mantenuto un certo distacco, grazie allo spirito critico che ci deriva dall’essere nate nel XX secolo. E’ quindi del tutto inaspettato il momento in cui, quando ormai credevamo di essere immuni, anche noi capitoliamo al cospetto del Re Sole, esattamente come i cortigiani dei quali stiamo percorrendo le orme:

entrando nella Galleria degli Specchi, non posso fare a meno di restare ammaliata da tanto splendore, sentendo mio malgrado un sentimento di ammirazione e forse anche di gratitudine nei riguardi di chi mi sta permettendo di provare questa emozione.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Tutto nella Galleria degli Specchi è studiato per produrre le sensazioni che inevitabilmente sto provando e, anche se mancano le 3000 candele accese riflesse negli specchi (oggi sostituite con ricchi lampadari a goccia e candelabri in cristallo), non è difficile immaginare l’atmosfera magica e sontuosa che vi regnava durante le numerose serate di gala

oppure il 25 agosto, giorno dedicato a S. Luigi, nel momento in cui il sole al tramonto si rifletteva nel Bacino di Apollo (l’antico dio greco del Sole) e andava a illuminare la parete di specchi di fronte alle ampie vetrate.

A Luigi XIV seguono Luigi XV e poi Luigi XVI, ma è solo con quest’ultimo che si intravedono i tenui segnali della presenza di un uomo, dietro al ruolo a dir poco impegnativo di incarnare Dio davanti al popolo di Francia.

I ritratti di Luigi XIV e Luigi XV, raffigurati inevitabilmente soli con il loro complesso di superiorità, lasciano il posto a qualche ritratto di famiglia. Il più famoso è il grande olio su tela in cui Luigi XVI e i membri della famiglia reale sono riuniti attorno al Delfino di Francia.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Il luogo in cui, però, non mi costa alcuno sforzo immedesimarmi in uno di questi personaggi, si trova relativamente lontano dai palazzi della reggia: a una breve passeggiata di distanza, nell’area in cui si trovano il Petit Trianon e il Domaine de la Reine, la regina Maria Antonietta si costruisce un angolo di mondo molto particolare, ispirandosi alla Filosofia dei Lumi e ad una visione idilliaca della vita contadina  ben lontana, purtroppo, dalle condizioni di chi si trovava a lavorare la terra in Francia alla vigilia della Rivoluzione.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Il risultato è comunque incantevole, e dice molto della personalità di questa donna: les maisons à colombages sparse con grazia attorno al laghetto, i giardini all’inglese così diversi da quelli rigorosi e monumentali tra la Reggia e il Grand Canal, i piccoli orti e il mulino …

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

E’ realmente palpabile la presenza di questa bella dama che, abbandonati gli obblighi dell’etichetta e l’ambiente soffocante di Versailles, percorre i sentieri sinuosi fermandosi a gettare del cibo alle anatre o ad ammirare i profumati boccioli a coppa della André le Notre, una delle rose più belle mai create (e che porta tuttora il nome dell’architetto paesaggista di re Luigi XIV)

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo – Ritratto di Maria Antonietta.

e poi, chissà se questo borgo le ricordava la campagna nei dintorni della Vienna che aveva dovuto abbandonare quando, quindicenne frivola e capricciosa (quale adolescente non lo è …), era stata data in sposa al mite Luigi Augusto Delfino di Francia per suggellare l’alleanza tra Francia e Austria contro Prussia e Inghilterra?

Anche gli interni del Petit Trianon sono molto diversi dalle sale maestose del Palazzo Reale: nonostante le modifiche apportate da Paolina Borghese e dall’imperatrice Maria Luisa, ai nostri occhi resta una dimora accogliente e a misura d’uomo … o di donna, dovrei dire, considerato che prima di essere donato a Maria Antonietta dal consorte, era stato l’abitazione della favorita di Luigi XV Marie Jeanne Bécu, ovvero la chiacchierata Contessa du Barry.

Un’atmosfera ancora differente ci attende al Grand Trianon.

Edificato da Jules Hardouin-Mansart nel 1687, dietro dettagliatissime istruzioni di Luigi XIV che lo aveva voluto per i suoi incontri con Madame de Montespan, è un edificio dai colori pastello molto raffinato, che trasmette al tempo stesso imponenza e dolcezza.

Noi abbiamo il privilegio di sostarvi verso il tramonto, mentre la luce del sole riscalda il marmo rosa e il porfido eleganti.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Scopriamo che i giardini alla francese che lo circondano in origine erano pieni di ogni sorta di fiori, in particolare tuberose, aranci e arbusti verdi, tutti interrati in vasi per poter essere spostati ogni giorno (!) creando a sorpresa nuove geometrie.

Dopo un periodo in cui i due sovrani che seguono Luigi XIV gli preferiscono il più intimo Petit Trianon, all’arrivo di Napoleone Bonaparte il Grand Trianon torna ad essere il favorito; l’imperatore ne commissiona la ristrutturazione inserendo numerosi elementi in Stile Impero per soggiornarvi con la moglie Maria Luisa, come in seguito anche Re Luigi Filippo.

Nel 1963 il Generale de Gaulle lo elegge a residenza del Presidente della Repubblica, la monarchia è tramontata definitivamente.

Per noi è ora di rientrare e, costeggiando il Grand Canal e le sue fontane, torniamo verso la reggia, oltrepassiamo di nuovo i grandi cancelli e infine usciamo sulla Piazza d’Armi, dove immaginiamo per un’ultima volta file ordinate di cavalieri scintillanti in armatura da parata che rendono omaggio al passaggio del Re Sole.

Elena, La Casetta del Merlo Gennaio 2018

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