Il Merlo Curioso. Diario di Viaggio: Parigi, Sainte-Chapelle e Conciergerie, Place des Vosges, Père Lachaise (3a parte).

3° GIORNO.

La storia raccontata nel vetro, la piazza più bella di Parigi e una melodia indimenticabile.

In questa luminosa mattina d’autunno, in cui sembra che le nuvole siano finalmente migrate altrove, ci troviamo nel cuore dell’ Île de la Cité, tra l’omonima fermata della linea 4, il mercato dei fiori e il palazzo di giustizia, ovvero proprio quel Quai des Orfèvres dove sono ambientate tante vicende del commissario Maigret.

Questo però non è un articolo su un itinerario alla ricerca delle ambientazioni ricorrenti nei romanzi di Georges Simenon (che tengo in serbo per il prossimo viaggio a Parigi), perché oggi la mia compagna di viaggio ed io siamo dirette nel Medioevo, tra il X e il XIV secolo.

L’Île de la Cité, questa piccola isola a forma di barchetta nel centro della Senna, ha ospitato i suoi primi abitanti stabili nel I secolo aC, quando i Parisi hanno fondato, proprio qui dove noi passeggiamo, l’antica città di Lutèce.

Nel V secolo Lutèce diventa Paris e Clovis, primo re dei franchi, stabilisce nel Palazzo della Cité la sua dimora reale; questa resterà tale fino al 1358, quando Charles V deciderà di traslocare in palazzi più protetti e sicuri (l’hôtel Saint-Pol, andato distrutto, poi il Louvre e infine Vincennes).

Sainte-Chapelle e Conciergerie sono le sole parti ancora visibili dei palazzi più antichi dei re di Francia, e noi andiamo a scoprirle questa mattina.

Andando a zig zag tra la portineria e gli uffici del tribunale che incontriamo subito dopo l’imponente cancello nero e oro, troviamo l’indicazione per accedere alla Saint-Chapelle. Qui, dopo la perquisizione di rito (che, purtroppo, dopo gli ultimi atti terroristici è diventata un passaggio obbligato) scendiamo qualche gradino e ci troviamo nella Chapelle Basse, che in origine era riservata alle preghiere del personale che lavorava nel palazzo.

Sembra di essere in un piccolo scrigno, foderato di velluto oro e cremisi, e le volte basse rendono l’ambiente ancora più raccolto.

Poi saliamo una stretta scaletta di pietra … e restriamo a bocca aperta!

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Posso solo immaginare l’effetto che questo incanto poteva suscitare in persone vissute secoli fa, probabilmente senza neppure una cultura di base che gli permettesse di interpretare ciò che vedevano.

Dal canto mio, l’unico altro ambiente che ha suscitato in me questa stessa meraviglia è la Cappella Sistina a Roma, quando da dodicenne, subito dopo essere entrata, sono rimasta con i piedi incollati al pavimento finchè mia zia Claudia non mi ha fatta spostare perché bloccavo il passaggio.

La Sainte-Chapelle (la Chapelle Haute), è stata voluta da Louis IX nel 1248, quando la vicina Cattedrale di Notre-Dame presentava già la facciata attuale, come reliquiario monumentale e luogo di preghiera per il re, i suoi familiari e i nobili più vicini.

Decorata in modo sontuoso in ogni più piccolo dettaglio, deve però il potere di stupire i suoi visitatori alle immense vetrate multicolori, che ricoprono quasi interamente le pareti dando l’impressione di sollevarsi verso l’alto (indipendentemente dal credo religioso).

Le 15 vetrate, divise in 1113 scene, raccontano a vivaci colori la storia dell’umanità, dalla Genesi alla Resurrezione. Devo dire che non sono stata in grado di seguire tutta la descrizione molto dettagliata dell’audioguida, perché per vedere le scene più lontane avrei avuto bisogno di un binocolo, ma anche solo ascoltare la narrazione in questo ambiente surreale è un’esperienza unica!

Usciamo dalla Sainte-Chapelle per inoltrarci in un periodo particolarmente buio della storia di Francia.

Quando Charles V trasferisce la sua residenza a Palazzo Saint-Pol, incarica un concierge (ovvero un intendente) di amministrare il palazzo e le prigioni, in cui saranno incarcerati numerosi prigionieri di stato. L’ambiente della Conciergerie è quanto di più diverso io possa immaginare, rispetto ai fasti della Sainte-Chapelle, e il contrasto è impressionante … la bellezza essenziale, fredda e austera degli ambienti che ci circondano non potrebbe mai fare da sfondo a vicende piacevoli.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

E noi, senza quasi rendercene conto, mentre avanziamo smorziamo il tono della voce.

Durante la Rivoluzione Francese la Conciergerie ospita il Tribunale Rivoluzionario e diventa uno dei principali centri di detenzione per nobili e rappresentanti del clero. L’ospite più celebre di queste segrete è Maria Antonietta.

Per quanto io possa condividere i sacrosanti principi di Liberté, Egalité et Fraternité, e comprendere le contingenze storiche, proprio non  riesco a giustificare i massacri che si sono succeduti nelle varie fasi della Rivoluzione (come quelli avvenuti in qualsiasi altra epoca e luogo, del resto), ed entrando nella Sala dei Nomi provo solo angoscia, affiancata dall’evidente indifferenza di alcuni visitatori. Qui sono elencati i nomi di oltre 4000 persone giudicate dal tribunale rivoluzionario dal 1793 al 1795 ed è possibile risalire, mediante un dispositivo, alle informazioni personali su ognuno: ritratto, biografia, processo e sentenza. Dopo due o tre ho solo voglia di uscire all’aria aperta, dove ci aspetta una bella passeggiata verso il Marais.

Ripercorriamo la Rue de Lutèce, costeggiamo l’Hôtel Dieu, un sorriso a Notre-Dame (non riesco a fare a meno di sorridere, tutte le volte che la rivedo!) e, imboccando il Pont Saint-Louis, arriviamo sulla piccola Île Saint-Louis.

E’ un piacere perdersi in queste viuzze da piccolo borgo, guardando i mazzi di fiori e i macarons dai colori pastello esposti con grazia dietro le vetrine, e pensare di essere nel cuore dell’Île de France!

Attraversiamo il Pont Marie e il Quai des Célestines (e di nuovo penso a Maigret che mi corre accanto stringendo la pipa tra i denti, forse ho letto troppi romanzi gialli) e ci dirigiamo a colpo sicuro al civico 34 di Rue des Rosiers, dove ci attendono i fallafel più buoni di tutto il quartiere ebraico.

Trovare l’As du Fallafel è facilissimo, basta andare verso l’unico locale che ha la fila davanti alla porta di ingresso! Queste deliziose polpettine dorate e croccanti a base di ceci, aglio, coriandolo e altre spezie, vengono servite anche da asporto, raccolte in una pita con aggiunta di insalata e salsa piccante allo yogurt e sesamo. Noi ne compriamo due porzioni per andare a gustarle sulle panchine di un piccolo giardino, poco più avanti … e già mi pento di non averne prese di più.

Rifocillate, puntiamo verso quella che, secondo me, è decisamente la piazza più bella di Parigi!

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Amo il colore acceso dei bei palazzi porticati di Place des Vosges, i giardini autunnali, i prati curati e le panchine per godersi l’ultimo sole della stagione … insieme a chi questa piazza la vive quotidianamente: i ragazzi che escono da scuola, la vecchietta che legge Le Monde e un uomo con la barba di Babbo Natale che cammina veloce portando la busta della spesa.

E questo è uno di quei momenti che da solo, per me, giustifica un viaggio: il momento in cui un pezzettino del mondo che ti circonda entra dentro di te e sai che non ti abbandonerà più perchè, molto semplicemente, ti ha reso diverso da ciò che eri prima.

Un’ultima passeggiata sotto i portici, passando accanto all’ingresso dell’alloggio di Victor Hugo (che oggi non è possibile visitare perchè il lunedì è giorno di riposo) e gustandoci i nomi inusuali delle vie e le antiche vetrine dei negozi conservate nel tempo, infine lasciamo Place des Vosges.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo
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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo
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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

L’ultima meta di questa bella giornata è il cimitero del Père Lachaise.

Devo ammettere che ho inserito un po’ ricalcitrante questa destinazione nel nostro itinerario Parigino: anni fa mi aveva delusa, quando lo avevo visitato con l’intenzione di rendere omaggio ad Oscar Wilde e mi sono trovata davanti a un grosso e asettico cubo di marmo con ali d’angelo in uno stile che, se non fossimo in Francia, definirei senza esitazioni Impero Fascista. Povero Wilde, che tanto amava la bellezza!

In ogni modo oggi il nostro saluto va ad un altro celebre artista, che riusciamo a raggiungere dopo diversi giri a vuoto in questo labirinto: la lapide di Monsieur Fryderyk Chopin, seppur piccola e schiacciata tra le pietre vicine, è ricolma di fiori freschi nonostante la stagione e, quando lo smartphone di una ragazza dietro di noi intona il Notturno opera 9 n°2, non è solo la mia amica (che ha origini polacche) che non riesce a trattenere una lacrima.

Prima di lasciare il Père Lachaise, sento che un ultimo saluto è doveroso, in memoria di alcune delle lettere d’amore più struggenti ed evocative mai scritte: era il 1130, quando Abelard et Heloise non erano ancora delle bellissime statue di marmo bianco.

Bonsoir Paris, à demain!

Elena, La Casetta del Merlo Dicembre 2017

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2 risposte a "Il Merlo Curioso. Diario di Viaggio: Parigi, Sainte-Chapelle e Conciergerie, Place des Vosges, Père Lachaise (3a parte)."

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  1. Che dire Elena, leggerti è sempre un’emozione… Alla Conciergerie ho provato lo stesso desiderio di uscire fuori e respirare una boccata d’aria fresca. È incredibile la sincronicità che ci ha portato a postare lo stesso giorno due articoli che parlano entrambi di place des Vosges, la “nostra” preferita, e poiché io non credo alle coincidenze, so che questo ha un significato.
    Non lasciarci troppo a lungo senza le tue belle storie. Buon Natale.

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