Il Merlo Curioso. Diario di Viaggio: Parigi, Musée de l’Orangerie, Tour Eiffel. (2a parte).

2° GIORNO.

Acque eterne di mille colori, la Torre più famosa di Francia e un fiume dorato al tramonto.

Le prime domeniche del mese, a Parigi, l’ingresso ai musei è gratuito e noi abbiamo deciso di approfittarne dedicando questa mattina di tiepido sole alle Ninfee di Claude Monet. Sono le 8.30 e, insieme ad una coppia di giapponesi e una sorridente signora tedesca, io e la mia compagna di viaggio siamo le prime ad entrare nel Musée de l’Orangerie, felici di precedere la folla che arriverà tra poco.

Sono emozionata all’idea di ritrovarmi, dopo tanti anni, nuovamente immersa nelle acque del celebre giardino dell’artista a Giverny, in Normandia,

“quando la luce del sole gioca sulla superficie dell’acqua, formando un raffinato intarsio con le grandi foglie rotonde delle ninfee incastonate con le pietre preziose dei loro fiori”.  Le Figaro, 9 agosto 1901.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo – Musée de l’Orangerie

Oggi come allora, mi siedo al centro della grande sala bianca, senza spigoli, davanti a questo caleidoscopio di colori, cercando di fissare lo sguardo esclusivamente sui dipinti

e dopo qualche minuto la magia si ripete: sembra di nuotare, solo gli occhi fuori dall’acqua ma mai rivolti al cielo, mentre la luce si divide e poi moltiplica sullo specchio liquido.

Ogni dipinto mi trasmette una diversa sensazione fisica, a fior di pelle:

la sensazione di un risveglio alle fredde prime luci dell’alba,

l’entusiasmo frizzante delle nuvole bianche in una mattina di sole,

l’ora del riposo sotto le fronde dei salici,

il calore triste di un tramonto infuocato

e, infine, l’umidità del buio di una notte illuminata solo dalle lucciole.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo – Musée de l’Orangerie
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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo – Musée de l’Orangerie
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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo – Musée de l’Orangerie

Claude Monet, nel progettare gli ambienti destinati ad accogliere le sue Nymphéas, ha previsto un utile (e scenico) spazio vuoto di transizione posto tra l’ingresso e le due sale ellittiche che le ospitano, per dar modo ai visitatori di creare un distacco tra la confusione della città e le sue opere,

ma purtroppo non ha pensato di crearne anche un secondo situato dopo le sale, dedicato a chi, come me, esce felice ma anche decisamente frastornato e un po’ barcollante da questa esperienza!

Comunque facciamo qualche respiro profondo e, tra una scolaresca, una famiglia con pargoli e passeggini al seguito e tanti altri turisti come noi (nel frattempo sono trascorse un paio d’ore e la folla è puntualmente arrivata) ci dedichiamo alla Collection Jean Walter & Paul Guillaume, una delle più belle raccolte di quadri impressionisti di Parigi.

E’ qui che ritroviamo le opere dei personaggi dei quali ieri, vagando a Montmartre, abbiamo cercato di seguire le impronte su per la butte: Maurice Utrillo, Pablo Picasso e Matisse, ma anche Renoir, Cézanne, Modigliani …

Ti invito sinceramente a scoprire, o riscoprire, questo incantevole museo, per il quale non è realmente necessario nessuno studio o competenza specifica, perché

“Tutti discutono [della mia arte] e pretendono di capirla, come se fosse necessario capire, quando basta semplicemente amare” Claude Monet, Parigi 1925

Usciamo dall’Orangerie e, lo so che è scontato, ma non è possibile essere a Parigi e non volgere lo sguardo al suo simbolo più famoso … decidiamo quindi di trascorrere il pomeriggio passeggiando lungo la Senna, in direzione della Tour Eiffel.

Percorriamo la Rive Gauche lungo la Voie Expresse, e mi viene da pensare ai chiassosi cortei degli studenti che, nella primavera del 1968, riempivano questi passaggi inneggiando al bellissimo sogno dell’ imagination au pouvoir.

Io nel ‘68 non ero ancora nata (per poco, sono arrivata 3 anni dopo), ma mi sarebbe piaciuto avere avuto vent’anni allora, quando quel sogno era un’illusione così reale da poterci credere … e  in questo tiepido e silenzioso pomeriggio d’autunno pensarci mi fa un effetto strano e un po’ triste, forse per via delle foglie colorate che fanno mulinello davanti ai nostri passi.

Superiamo il Pont de l’Alma, poi il Pont de la Bourdonnais, imbocchiamo il Quai Branly e siamo infine al cospetto della Tour Eiffel.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Mi sono sempre piaciuti i suoi intrecci geometrici (così come quelli delle volte della Stazione Centrale a Milano e del Covent Garden a Londra): trovo che diano una sensazione di stabilità e insieme di leggerezza difficili da trovare in un monumento. Comunque sia è dal Trocadero che si ha la vista più scenografica della torre, che questo pomeriggio si staglia per noi contro le nuvole alla luce del tramonto.

E’ ora di rientrare, anche perché per oggi ci siamo ripromesse di non usare la metropolitana, quindi ci incamminiamo con calma verso casa

salutando la Senna, i suoi ponti e le sue chiatte che già si preparano accendendosi per la sera.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Grazie Parigi, a domani!

Elena, La Casetta del Merlo Dicembre 2017

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4 risposte a "Il Merlo Curioso. Diario di Viaggio: Parigi, Musée de l’Orangerie, Tour Eiffel. (2a parte)."

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