Il Merlo Curioso. Diario di Viaggio: Parigi, Montmartre (1a parte).

L’odore di legno del pavimento posato da poco, una mela di ceramica verde sul tavolino rotondo accanto alla finestra e fuori, oltre il cortile interno traforato di finestre che ci osservano, Parigi. Io e la mia compagna di viaggio siamo arrivate ieri sera, e la sensazione di essere scappate di casa non ci ha ancora lasciate …

scappate dalla routine della quotidianeità, da un panorama che, seppur incantevole, col tempo è diventato troppo familiare e dallo sforzo costante di voler vedere sempre il bicchiere mezzo pieno.

Questo è il mio diario di viaggio: senza pretese, senza filo conduttore, sconclusionato come sono io e tutto ciò che mi piace e, in aggiunta, così intimo che alla fine non ero neppure più sicura di pubblicarlo

e poi ho deciso di lasciare la decisione di continuare a leggere a te, sperando che questa carrellata di eventi, sensazioni e riflessioni possa spingerti a spolverare la valigia e partire per la meta della tua prossima fuga, ovunque essa sia!

1° GIORNO.

Tante scale, una cattedrale che sembra una meringa e un vecchio bancone di zinco.

Usciamo dal piccolo studio in rue des Abbesses che ci ospita per andare ad arrampicarci su per la butte, con lo scopo di immaginare gli scorci di una Montmartre autunnale di tanti anni fa, quando i nostri artisti preferiti percorrevano questo groviglio di viuzze cercando l’ispirazione per creare le opere che fin dai tempi della scuola ci incantano, ma anche (e in certi giorni, forse, soprattutto) un piatto caldo e delle boules di carbone per la stufa di ghisa.

“Nous retournerons tous au Bateau-Lavoir, nous n’aurons vraiment été heureux que là”.

Penso che queste parole di P. Picasso siano scolpite dentro chiunque abbia un suo luogo dell’anima

e io, nel mio piccolo, posso solo dire che quella stessa nostalgia mi segue da quando sono capitata qui per la prima volta, a 17 anni, e dunque non posso fare altro che ritornare.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Il Bateau-Lavoir in cui Picasso nel 1907 dipingeva le sue Damoiselles d’Avignon oggi non esiste più: il 12 maggio 1970 quella traballante e labirintica accozzaglia di legni si è trasformata in cenere, con tutto il suo contenuto, e forse anche per questo conserva intatto tutto il suo fascino (http://museedemontmartre.fr/it/bateau-lavoir/).

Proseguiamo verso la vivace Place du Tertre, sempre affollata di pittori più o meno dotati che espongono le loro opere o si offrono di farci un ritratto, dove l’imponente cupola bianca del Sacré- Coeur già sovrasta le belle casette con le insegne colorate e i tavolini dei bistrots.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Non mi ha mai conquistata, questa tronfia cattedrale che mi ricorda una torta nuziale,

e di certo non mi è diventata più simpatica quando ho cercato di capirla meglio studiando la sua storia e ho scoperto che è stata costruita, come ex-voto, a seguito dell’umiliante sconfitta francese nella guerra contro i prussiani (1870), e come simbolo di superiorità nei confronti dei parigini che avevano preso parte alle sommosse nel corso della breve ma sanguinosa esperienza della Comune di Parigi (1871).

Non ho le competenze necessarie per approfondire con il dovuto rigore questi avvenimenti, ma posso dirti che l’atmosfera gotica e raccolta della ben più antica chiesa di St. Pierre e il bellissimo panorama sui tetti della città che si gode da quassù sono stati, per me, molto più coinvolgenti della visita al Sacré-Coeur.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Dopo un goloso croque monsieur, gustato su una panchina con vista nei giardini tra Rue Azais e Rue Saint-Eleuthere, riprendiamo la nostra ricerca di suggestioni impressioniste e ci dirigiamo verso il Musée de Montmartre, uno dei più piccoli e più affascinanti tra i numerosi musei della città (12, Rue Cortot).

Qui passeggiamo per qualche minuto nei Jardins Renoir, scoprendo prima la celebre balançoire che ha così felicemente ispirato Pierre-Auguste Renoir (e qui ti risparmio una ridicola foto con la sottoscritta appollaiata sulla medesima) e poi i colori autunnali dell’ultimo vigneto di Parigi … riuscendo a precedere di poco il cielo plumbeo che sta per infierire su di noi!

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Entriamo e, complice la pioggia, abbiamo proprio la sensazione di rifugiarci in una casa …

e questa è la casa in cui ha vissuto, dal 1912 al 1926, Suzanne Valadon (una delle prime donne pittrici) con il figlio Maurice Utrillo e il compagno André Utter.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Grazie a una ricostruzione meticolosa dell’atelier e all’attenzione posta nella scelta degli oggetti d’arredo, entriamo in un ambiente molto realistico, che appare come lo scenario ideale per le vite creative e travagliate dei personaggi che lo hanno abitato.

Le vetrate enormi, una vecchia stufa, il mobilio essenziale e, soprattutto, gli strumenti del mestiere dei pittori appoggiati ovunque riescono a farmi rimpiangere di non avere avuto la fortuna di passare di qui, circa un secolo fa.

All’interno delle altre stanze del museo scopriamo ancora meglio il fascino della vita a Montmartre degli artisti dell’epoca: le opere esposte, non tutte particolarmente famose ma comunque esemplificative, sono sempre ben contestualizzate grazie alle spiegazioni esaurienti e semplici da seguire, e regalano una visione d’insieme che  un libro di storia dell’arte (o, peggio, una ricerca on line) non potrebbero mai darci.

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Anche l’esposizione temporanea Montmartre, décor de Cinema, proposta in questo periodo (fino al 14 gennaio 2018), mi piace molto.

Seguendo un percorso tra filmati, locandine originali, schizzi preparatori, costumi e scenari, veniamo guidate alla scoperta della Montmartre che dalla nascita del cinema ispira registi e produttori: Pigalle e la Rue Lepic, il Sacré-Coeur e il Moulin Rouge, i tetti di zinco e gli scorci delle scalinate … ovvero la Montmartre où la réalité et le rêve se confondent.

In questo contesto non può mancare un angolo dedicato ad uno dei film che amo di più, e appena la vedo non posso proprio fare a meno di immortalare l’abat-jour di Monsieur Collignon, il tanto crudele quanto comico proprietario della drogheria di Rue des Trois Frères ne Il Favoloso Mondo di Amélie Poulain (2001, regia di Jean-Pierre Jeunet).

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© foto di Elena Palombo per La Casetta del Merlo

Uscendo da questo incantevole museo, ci perdiamo intenzionalmente per le stradine tortuose ai piedi della cattedrale, seguendo un po’ a caso le impronte di Amélie, e infine scendiamo verso il nostro piccolo studio di Rue des Abbesses.

Questa sera ci aspetta un concerto di pianoforte nella chiesa in stile Art Nouveau di St Jean de Montmartre, a pochi passi da casa: la brava pianista è Marie Brigitte Gries de la Barbelais, che mi fa riascoltare, tra l’altro, dei brani di Bach che non sentivo dal giorno delle mie nozze, 17 anni fa.

E questa è proprio una delle esperienze che ti consiglio, se stai pensando di scegliere Parigi come meta del tuo prossimo viaggio: qui spesso le chiese vengono scelte come scenografica ambientazione per pregevoli concerti di musica classica e, a volte, per essere spettatori di uno di questi eventi non è neppure previsto un biglietto d’ingresso!

Tra le chiese che propongono gratuitamente questo tipo di iniziative ci sono l’Eglise di Saint Eustache (2, Impasse Saint Eustache) e l’Eglise Saint-Merri (78, Rue Saint Martin), altrimenti per i concerti a pagamento puoi consultare il sito www.classictic.com.

La nostra prima giornata di viaggio termina qui e … a presto per il seguito, se vorrai seguirmi!

Elena, La Casetta del Merlo Dicembre 2017

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4 risposte a "Il Merlo Curioso. Diario di Viaggio: Parigi, Montmartre (1a parte)."

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  1. Il tuo articolo descrive al meglio ogni singola sensazione di quei posti che ormai hanno conquistato parte del cuore… Sei davvero bravissima! Prossima volta che andrò a Parigi farò il tuo tour, perdendomi tra lo studio di Picasso e incuriosita nel voler vedere quella fantastica abat-jour. ❤️

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    1. Sono davvero felice ti sia piaciuto! Purtroppo la mostra “Montmartre, décor de Cinema” era temporanea, e non so dirti dove sia finita in seguito quella buffa abat-jour … per rivederla, temo che dovremo accontentarci di riguardare il film. Ciao, aspetto il tuo prossimo post!

      Piace a 1 persona

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