Il Merlo Curioso. Una città in fiore (fuori stagione) e due ruote.

Che strano, ed emozionante, percorrere senza fretta le vie del centro di Milano con la mia amica Alessandra e il naso all’insù, reggendo il manubrio di una vecchia bicicletta anziché la schiscetta con il pranzo mentre corro per andare al lavoro!

Ci incontriamo ai giardini pubblici del Museo di Storia Naturale e ci sembra di partire per una caccia al tesoro … anche l’aria è diversa in questa domenica senz’auto riscaldata da un tiepido sole: l’ideale per andare alla scoperta di una città in fiore, la Milano floreale dello STILE LIBERTY.

La prima meta è Palazzo Castiglioni, in corso Venezia 47, un monumento talmente innovativo che, ai primi del Novecento, suscitò le reazioni più disparate: ad accendere le polemiche furono soprattutto i nudi femminili che Ernesto Bazzaro realizzò in marmo e che l’architetto Sommaruga volle ai lati del portale. Risultato: poco dopo l’inaugurazione furono rimossi e l’unica testimonianza della loro presenza è rimasta nel nome del palazzo che i milanesi del tempo ribattezzarono prontamente ca’ di ciapp.

Corso Venezia 47 - Palazzo Castiglioni Progettista: Giuseppe Sommaruga
© Davide Cenadelli. Corso Venezia 47 – Palazzo Castiglioni, dettaglio (Giuseppe Sommaruga)

All’interno la luce che filtra dalle vetrate policrome esalta una profusione di ferri battuti che fanno a gara  con putti e animali marini nel catturare la nostra attenzione, mentre il fulcro di tutto l’ambiente è il fastoso scalone d’onore a tre rampe…

ma che fine hanno fatto le figure femminili con la loro insopportabile nudità realistica (Guerin Meschino, maggio 1903)? Hanno traslocato in Via Buonarroti, nel giardino privato di Villa Faccanoni: lo scandalo è finito.

Palazzo Castiglioni-retro
© Davide Cenadelli. Retro di Palazzo Castiglioni (Via Marina, la facciata anteriore si trova in Corso Venezia 47)

Superato Palazzo Castiglioni ecco, al civico 7, troviamo Casa Barelli: fermandoci a guardare i dettagli della facciata e i ferri battuti è inevitabile rivolgere al progettista  Cesare Mazzocchi un pensiero di ammirazione.

Rimontiamo in sella e torniamo verso i giardini di Villa Palestro  per raggiungere, svoltando a destra in Via Salvini sotto l’alto arco che fa da ingresso a Piazza Eleonora Duse, i luoghi che nel primo Novecento ospitavano il convento dei Cappuccini. E’ qui che si incontrano le tre case dell’architetto piacentino Berri Meregalli: Via Barozzi 7, Via Mozart 21 e Via Cappuccini all’angolo con Via Vivaio.

Imponenti figure affrescate si accostano a innumerevoli decorazioni zoomorfe, teste d’ariete, grondaie che diventano pesci, rane, gufi, cani e leoni

… anche se manca la ricchezza di decorazioni floreali di palazzo Castiglioni: il Liberty milanese al suo epilogo non ne prevedeva.

Proseguiamo lungo Via Vivaio, con una tappa al civico 4 per ammirare gli splendidi bow-windows ricurvi di Casa Tensi (progettata da Ernesto Pirovano), fino a Via Malpighi.

Qui, al numero 3, c’è la casa dei miei sogni fin da quando ero bambina:

la facciata di Casa Galimberti è un autentico florilegio (permettimi l’uso improprio del termine) di ferri battuti, decorazioni e intonaci di varie tonalità, per culminare nel radioso rivestimento in maiolica che mi incanta da sempre con la sua serie infinita di intrecci e rami fioriti attorno a sinuose figure di donne.

Casa Galimberti c
© Davide Cenadelli. Via Malpighi 3, angolo Via Sirtori – Casa Galimberti (Giovan Battista Bossi)

Non è un palazzo lussuoso, come si direbbe oggi “di rappresentanza”, ma su di me esercita un fascino unico: opera di Giovan Battista Bossi, come la vicina Casa Guazzoni al 12 e Casa Alessio all’angolo tra Via de Bernardi e Viale Piave, rispecchia appieno lo stile esuberante e la gioia di vivere dell’epoca.

A questo punto sono due le deviazioni che ti consiglio, se non vuoi puntare direttamente verso il centro.

La prima è per recarti in Via Pisacane dove, tra i civici 12 e 24, si incontra una piacevole sequenza di abitazioni in Stile Liberty (tra le poche che hanno superato indenni la seconda guerra mondiale, che ha tanto straziato Milano e i suoi abitanti).

Via Pisacane 12
© Davide Cenadelli. Via Pisacane, 12.

Casa Balzanini al 16 e Casa Cambiaghi al 18-20 (1902) sono opera di Andrea Fermini. Nella prima foglie di ippocastano si intrecciano in un merletto che impreziosisce ingresso e finestre, creando un legame tra gli affacci e le balaustre dei balconi, mentre sbirciamo dal portone aperto i ferri battuti e la vetrata in fondo al cortile. A Casa Cambiaghi riconosciamo invece il motivo delle code di pavone, ereditato dalla corrente tedesca del Liberty: lo Jugendstil.

La seconda deviazione è per ammirare Palazzo Campanini in Via Bellini: le decorazioni floreali rigogliose, le vetrate e le splendide figure femminili ai lati del portale, rendono questo palazzo dalla semplice struttura architettonica un insieme vaporoso e affascinante.

A questo punto di nuovo in sella, per arrivare alla zona pedonale di Corso Vittorio Emanuele, che già ai primi del 1900 ospitava edifici destinati ad attività pubbliche quali magazzini, alberghi, una banca.

Ed eccoci al civico 8, di fronte agli ex Magazzini Bonomi che risalgono al 1902. Come gli empori francesi e belgi, l’edificio ha una struttura a vista con ampie vetrate che rischiarano i toni scuri dei ricchi decori floreali in ferro battuto.

C.so Vittorio Emanuele
© Davide Cenadelli. Corso Vittorio Emanuele 8 – Magazzini Bonomi (Angelo Bonomi, 1902)

Prima di raggiungere Piazza Duomo, spingiamo le bici a mano fino in Piazzetta Liberty, dove al civico 8 (un moderno edificio del 1950 oggi sede di una compagnia di assicurazioni) possiamo ancora ammirare la facciata di uno tra i più spettacolari palazzi di Angelo Cattaneo e Giacomo Santamaria, l’ex Corso Hotel. A parte la facciata, tutto è andato perso …

Ex Corso Hotel
© Davide Cenadelli. Piazza del Liberty, 8 – Ex Hotel del Corso Anni 1902-05 (Angelo Cattaneo).

Attraversiamo quindi Piazza Duomo, lasciandoci alle spalle la Galleria, per dirigerci verso Via Speronari

e qui è davvero difficile resistere alla tentazione del pan di spagna al profumo di mandorla o dei cannoli alla crema più buoni della città della pasticceria Panarello: una sosta è obbligatoria!

Rifocillate (e senza alcun rimorso, considerando i chilometri ormai percorsi), proseguiamo per Via Spadari dove, nonostante i binari del tram, ci soffermiamo di fronte ad altri tre bellissimi edifici: Casa Peck al 9 (ebbene sì, proprio la sede della gastronomia più ghiotta ed esclusiva di Milano), Casa Vanoni al 7 e l’incantevole Casa Ferrario ai numeri civici 3 e 5.

Via Spadari 3-5 - Casa Ferrario Anni 1902-03 Progettista: Ernesto Pirovano
© Davide Cenadelli. Via Spadari 3-5 – Casa Ferrario Anni 1902-03 (Ernesto Pirovano).

Anche qui, come già in Via Malpighi, l’atmosfera è surreale: la sensibilità e la fantasia di Mazzucotelli ci hanno lasciato una filigrana di ricami in ferro battuto che rende unica la facciata.

All’angolo tra Via Dante e Via Meravigli ritroviamo il fasto di Giuseppe Sommaruga, anche se l’imponente Casa Broggi non suscita in me quella meraviglia che mi fa restare a bocca aperta guardando insù come altre creazioni più originali e affascinanti dello Stile Liberty che, lo avrai ormai capito, io amo molto!

Via Meravigli 2, angolo Via Dante - Casa Broggi Progettista: Giuseppe Sommaruga
© Davide Cenadelli. Via Meravigli 2, angolo Via Dante – Casa Broggi (Giuseppe Sommaruga).

In effetti si tratta della testimonianza di una fase in cui vennero sperimentate soluzioni nuove: il cemento sostituisce la più costosa pietra e gli svolazzi floreali di ferro battuto lasciano il passo a soluzioni più sobrie e geometriche … è il preludio del Déco.

Risaliamo Via Meravigli e Corso Magenta fino all’angolo con Piazzale Baracca. In corso Magenta 96, si possono cogliere altri tratti Liberty a Casa Laugier, un’abitazione signorile progettata da Antonio Tagliaferri nel 1905 su commissione di un nobile originario della Valle d’Aosta, il barone Laugier (me lo passi uno scontato com’è piccolo il mondo?): qui è evidente l’attenzione per un particolare architettonico forse più diffuso oltralpe, l’angolo dell’edificio enfatizzato da due sequenze in verticale di finestre binate. Nell’insieme la struttura e le decorazioni sono ricercate ma non sfacciate, i contrasti di colori sobri anche nelle ceramiche, i ferri battuti eleganti e contenuti.

Casa Laugier
© Davide Cenadelli. Corso Magenta 96, angolo Piazzale Baracca – Casa Laugier (Antonio Tagliaferri).

Anche nella sottostante Farmacia Santa Teresa, un gioiello realizzato verso il 1910 dalla ditta Botticelli specializzata in arredi di ispirazione austro-scozzese, le decorazioni floreali vengono stilizzate e riproposte come fini intrecci di nastri.

E siamo quasi al termine della nostra pedalata!

Via Washington 32 Anno 1907 Progettista: Giovanni Zucchetti
© Davide Cenadelli. Via Washington 32 Anno 1907 (Giovanni Zucchetti).

Un’ultima deviazione in Via Washington, dove ai numeri 30-32-34 si affacciano begli esempi di abitazioni destinate alla piccola borghesia dell’epoca, ed ecco che passando da Corso Vercelli e Via Giotto ci ritroviamo in Via Buonarroti … idealmente all’inizio del nostro viaggio nel Liberty milanese: al 48 c’è infatti Villa Faccanoni di Sommaruga, con i suoi nudi.

Sono tanti gli esempi di architettura Liberty a Milano, ben più di quanti io ne abbia inseriti in questo articolo pensato per stuzzicare la tua curiosità …

A me è davvero piaciuto andare alla scoperta di un’epoca così affascinante, pedalando lungo un itinerario che mi ha rivelato un volto insolito della metropoli in cui ho vissuto i primi 40 anni della mia vita

tra tanti incantevoli palazzi, una profusione di fiori e colori fuori stagione, elaborati merletti di ferro battuto e uno scandalo: spero di averti invogliato a fare altrettanto!

Elena, La Casetta del Merlo Novembre 2017

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3 risposte a "Il Merlo Curioso. Una città in fiore (fuori stagione) e due ruote."

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