Il Merlo Curioso. L’Odore del Cuoio.

Ci sono odori che hanno la capacità di unirsi ai luoghi e alle atmosfere e poi di seguirti a distanza di anni, con tenace discrezione.

“Questo è l’odore che mi piace. Questo è il trifoglio appena tagliato, la salvia calpestata quando si cavalca dietro un armento, il fumo della legna e delle foglie che bruciano d’autunno. È l’odore della nostalgia, l’odore del fumo […] Quale odore preferiresti sentire? L’erba dolce che gli indiani adoperano nei loro cesti? Il cuoio affumicato? L’odore della terra a primavera dopo la pioggia? O preferisci l’odore del prosciutto […] quando hai fame? O quello del caffè del mattino? O di una mela quando la mordi? O di un frantoio quando si prepara il sidro, o del pane appena sfornato? “  Ernest Hemingway

Mi rispecchio con facilità in queste parole di Hemingway, che in poche righe mi trasporta in una scenografia olfattiva non molto diversa dalla piccola valle in cui vivo

e il profumo del cuoio in particolare per me è magico, così concreto, nobile ed evocativo.

In Valle d’Aosta, la lavorazione del cuoio e dei pellami inizia a diffondersi già in epoca romana, ma è tra il XV e XVI secolo che, tra torri merlate, cavalieri e piccole chiese dipinte, questa attività artigianale diventa una forma d’arte (anche grazie all’adozione di quegli strumenti del mestiere che fino a quel momento erano propri dei rilegatori).

Fenis
Il castello di Fénis in primavera.

E’ facile immaginare una piccola bottega, forse un po’ isolata rispetto alle altre case per via degli effluvi dovuti alla concia, e un uomo con un grembiule (di cuoio anch’esso) che dalla soglia sorveglia la fossa in cui le sue pelli riposano sotto una coltre di corteccia di quercia o aspetta speranzoso una commessa cospicua

e poi vederlo rientrare per rimettersi al lavoro e creare oggetti come cinture, calzature e borse (magari una scarsella, il borsello molto diffuso all’epoca che si portava infilato alla cintura), ma anche accessori per gli strumenti agricoli, selle e finimenti per i cavalli, foderi per le spade o protezioni da inserire sotto le armature.

LA CONCIA DELLE PELLI NEL MEDIOEVO

La procedura più diffusa, nonostante i tempi tecnici decisamente impegnativi, era la concia con il tannino, una sostanza vegetale presente nella corteccia della quercia. In una fossa scavata nel terreno il conciatore seppelliva le pelli sotto uno strato di corteccia macinata e poi riempiva tutto d’acqua; l’acqua portava il tannino dalla corteccia alle pelli, che lo assorbivano lentamente.

Ogni due mesi la corteccia doveva essere sostituita con corteccia fresca e bagnata con acqua pulita: il tutto richiedeva circa 2 anni di paziente lavoro.

In alternativa la concia veniva eseguita mediante la tecnica della raschiatura: in questo caso il grasso veniva tolto grattandolo via, la pelle forata e infine legata a dei grandi telai in legno per mantenerla in tensione. Qui veniva fatta seccare o anche affumicare (il cuoio affumicato cui si riferisce Hemingway), per poi essere resa di nuovo morbida spalmandola con il grasso.

La fase di lavorazione successiva variava in base al destino delle pelli conciate. Se erano in procinto di diventare suole per calzature o selle per i cavalli, l’artigiano doveva impregnarle d’acqua per una notte, batterle per asciugarle e poi metterle sotto una pressa; dopo un paio di giorni aveva un cuoio rigido e resistente.

Se invece la materia prima necessaria  era un cuoio più morbido e impermeabile, le pelli erano immerse in olio invece che in acqua e poi battute come nella tecnica precedente, ma in seguito lasciate a riposare all’aria.

LA LAVORAZIONE DEL CUOIO

Con il cuoio ottenuto con tanta fatica, l’artigiano poteva finalmente realizzare l’oggetto commissionato, usando tecniche specifiche a seconda dell’utilizzo finale e delle tradizioni del luogo dove viveva e lavorava.

La bollitura è una di queste tecniche e permette di ottenere manufatti molto particolari: foderi per spade e altre armi da combattimento o da parata, vari tipi di borselli e altri oggetti rigidi come le maschere per le rappresentazioni teatrali.

Le maschere della Commedia dell’Arte venivano realizzate proprio con la modalità della bollitura: a noi purtroppo resta solo la possibilità di immaginare la magia che veniva trasmessa al pubblico dalle compagnie teatrali che viaggiavano per quelle antiche strade, proponendo le loro rappresentazioni tra il 1450 e il 1700, ma scoprire la tecnica con cui venivano create le loro maschere è comunque affascinante.

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Scultura in legno di Roberto Pernettaz

Il cuoio morbido veniva fatto aderire intorno a delle sculture in legno, fissato e infine bollito brevemente in acqua; il manufatto finale, una volta asciutto, manteneva la forma del calco. Così nascevano il lungo naso di Pulcinella, il profilo del vecchio  Pantalone o il viso triste di Pedrolino (diventato poi Pierrot in epoca romantica).

Per la realizzazione della maggior parte degli altri oggetti in cuoio, era invece più indicata la tecnica della cucitura: in questo caso venivano usati un filo di cotone cerato o delle fettucce di cuoio robuste e sottili.

L’ARTIGIANATO DEL CUOIO IN VALLE D’AOSTA

Oggi in Valle d’Aosta puoi entrare nelle botteghe di diversi artigiani esperti che, lavorando il cuoio con tecniche antiche o più attuali, ci permettono di ammirare e acquistare oggetti unici molto particolari.

 

Tra questi ti segnalo i collari con i campanacci per le mucche (sonaille, son-aille o carò) e gli zoccoli in legno con tomaia di cuoio (soques): tutt’altro che relegati nelle vetrine di un museo, possiamo ancora trovare questi manufatti al collo del bestiame e ai piedi di qualche valdostano, anche al di fuori degli eventi folkloristici locali.

Se sei attratta da questi oggetti legati alla tradizione, ti raccomando di non perdere i campanacci artigianali di Mauro Savin: io ho avuto occasione di ammirare i collari con le elaborate decorazioni che li arricchiscono a Nus, in occasione della manifestazione annuale Son-aille au Bourg (www.comune.nus.ao.it).

Oltre ai collari in cuoio, sono le campane musicali a meritare molta attenzione: forgiate a mano da questo artista, hanno ciascuna un suono specifico e insieme compongono una scala musicale. E’ stato un regalo inaspettato sentirle suonare come in una sinfonia quando il vento ha attraversato la via centrale del paesino di Nus

e sono sicura che anche le mucche apprezzano questa melodia, che le intrattiene in sottofondo mentre si godono il sole estivo e l’erba profumata degli alpeggi!

Se vuoi acquistare una campana musicale, la potrai scegliere, dopo attento ascolto, nelle “Boutiques de L’Artisanà”, i negozi dell’artigianato valdostano di tradizione (ad Aosta, Ayas, Cogne e Courmayeur) oppure a Challand-Saint-Victor, nel laboratorio Sabofer di Mauro Savin.

Passeggiando e curiosando tra le tante botteghe, ho scelto poi di scoprire Minel, il piccolo e accogliente negozio-laboratorio della Signora Anna, nel centro storico di Aosta (Via Croix de Ville), in cui mi perdo con piacere, avvolta dall’odore del cuoio.

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Qui da molti anni vengono creati accessori in cuoio dalle linee semplici ed estremamente curati che nulla hanno da invidiare alle boutiques parigine  specializzate citate nella guida di stile di Ines de la Fressange. In particolare sono le borse il mio oggetto del desiderio, così belle che non passeranno mai di moda …

sono certa che anche tu troverai qualcosa di cui non potrai fare a meno!

Ti segnalo infine che la regione Valle d’Aosta propone dei brevi corsi per creare in prima persona un oggetto in cuoio. Per qualsiasi informazione più dettagliata puoi consultare il Sito Ufficiale della Regione Valle d’Aosta e al sito del Museo dell’Artigianato Valdostano di Tradizione di Fenis ( MAV).

LA FOIRE D’ÉTÉ

La Foire d’été è un evento imperdibile per ogni appassionato di artigianato! Sorellina della millenaria Fiera di S.Orso, che cade a fine gennaio, la Fiera d’Estate ospita tutti gli artigiani valdostani (senza ingerenze inopportune, come purtroppo capita in altri mercatini dell’artigianato), specializzati nella lavorazione di cuoio, ferro battuto, rame, legno, vimini e nella produzione di tessuti e pizzi con strumenti e tecniche tradizionali. Quest’anno potrai trovarla nelle vie del centro storico di Aosta sabato 5 agosto dalle 10.00 alle 21.00.

 

Inoltre nella centrale Piazza Chanoux potrai visitare L’Atelier, la mostra-concorso a tema alla quale partecipano le opere tradizionali degli artigiani. Il tendone allestito per l’occasione resterà aperto dal 22 al 30 luglio 2017, dalle 10.00 alle 22.00.

Benvenuti in Valle d’Aosta!

Elena, La Casetta del Merlo luglio 2017

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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